Un’Unicredit sempre più straniera

La sede centrale di Unicredit a Milano

La sede centrale di Unicredit a Milano

Che resterà di italiano nell’Unicredit post aumento di capitale? Molto poco a quanto pare. La maxi ricapitalizzazione da 13 miliardi di euro sta andando a buon fine con sottoscrizioni pari al 99,8% dell’offerta.Ma a sottoscrifere sono sttai soprattutto fondi sovrani esteri. E se la cosa può anche star bene all’amministratore delegato Jean Pierre Mustier, resta il fatto della progressiva perdita di italianità del primo gruppo ceditizio nazionale. Infatti l’aumento causerà ora una vera e propria rivoluzione nell’ azionariato, dove a fare la parte del leone sono ora i grandi fondi internazionali che hanno creduto nella banca, a scapito delle fondazioni.
Stando a quanto riporta l’agenzia internazionale Bloomberg gli americani di Capital Research (6,7%) e gli arabi di Aabar (5,04%) – i primi due azionisti dell’ istituti e ormai gli unici con una quota superiore al 3% – avrebbero sottoscritto per intero le loro quote. Gli enti invece sono destinati a dimagrire tra il 4,5 e il 5%. Le fondazioni Crt e Cariverona, che si sono diluite entrambe all’ 1,8%, saranno quelle con più peso, ma sempre più relativo. E questo, inevitabilmente, si rifletterà nel governo della banca, all’ interno della rivoluzione già varata dal comitato governance e comunicata a dicembre da Mustier agli investitori: da 17 i consiglieri passeranno a 15, ci sarà un solo vicepresidente anziché i 3 attuali.

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