Oggi a Roma Direzione nazionale del Pd senza il segretario diissionario Matteo renzie e, pare, senza i bersaniani. Il partito corre verso la più lacerante scissione della sua storia. Ma nel campo degli scissionisti non c’è accordo. Tanto che la minoranza interna si sta a sua volta scindendo in tanti sottogruppi.
L’intenzione di Renzi, in mancanza di un accordo con la minoranza, resta quella di tenere il congresso ad aprile. Ma oggi, all’insediamento della commissione, non verrà decisa la data dell’assise. “E’ una riunione tecnica, non ci sarà alcun voto e Renzi non parteciperà nemmeno”, riferiscono fonti parlamentari dem. L’ex premier non intende alimentare ulteriormente polemiche ma è convinto, viene spiegato dalle stesse fonti, che l’uscita dei bersaniani potrebbe portare ulteriori consensi al partito democratico. Il Pd – questo il ragionamento – potrà presentarsi alle elezioni libero da vecchi veti. Al di là dei sondaggi che girano al Nazareno la tesi, quindi, è che alla fine ci si potrebbe anche guadagnare, non perdere. Nessuna ansia di capire cosa farà Michele Emiliano.
La tentazione del governatore della Puglia, infatti, sarebbe quella di presentarsi come sfidante del segretario uscente. Di ribadire che Renzi sta sbagliando nel chiudere la porta alla minoranza ma senza uscire. Sarebbe come il Partito dei Contadini…, ha spiegato domenica ad un ‘big’ dem, riferendosi al partito fondato nel 1920 che, pur partendo da idee socialiste riformiste, nacque e crebbe indipendente, con il solo scopo, ben precisato in uno slogan propagandistico: dare ai Rurali una coscienza politica ed agli Italiani una coscienza rurale.
Decisisssimi a uscire, invece, i bersaniani.  I vertici dem già hanno fatto un elenco di nomi in fuori uscita: una ventina alla Camera e una quindicina al Senato. Ma a Montecitorio al nuovo gruppo si dovrebbero aggiungere anche Scotto e quegli esponenti di Sel che guardano ad una formazione più ampia. Si studia anche un possibile nome (tra questi ‘democratici e socialisti’, l’associazione di Rossi, e ‘Italia progressista’) ma non è stata presa ancora alcuna decisione. Si ragiona, per esempio, se inserire la parola ‘sinistra’, una delle tesi è quella di evitare il riferimento nella definizione della nuova area. Di sicuro, però, il fronte che nascerà punterà proprio su un programma diverso da quello portato avanti da Renzi: l’obiettivo è battersi sui temi sociali, sulle tasse. E lo scenario che si apre è quello di possibili battaglie in Parlamento non solo sul sistema di voto, quanto proprio sui provvedimenti economici e sulla prossima legge di stabilità, se dovesse essere questa maggioranza a portarla alla Camera e al Senato.
Con un appello in extremis agli esponenti della minoranza del Pd che potrebbero lasciare il partito Gianni Cuperlo critica Matteo Renzi, affermando che se sottovaluta la scissione e’ “inadeguato”. “Proviamo fino all’ultimo a difendere il progetto più ambizioso che la sinistra abbia realizzato nell’ultimo quarto di secolo”, dice in un’intervista a Repubblica, in cui ha ribadito che intende restare nei dem, sia pure da una posizione critica verso il segretario dimissionario. “Renzi sembra non capire l’effetto che avrebbe una scissione. Se così fosse, se non ha capito, avrei davvero la conferma della sua inadeguatezza”.