Sempre più spesso le compagnie telefoniche abbandonano la tariffa fissa mensile a favore di offerte ricaricabili che hanno canoni ogni quattro settimane, 28 giorni, invece che una volta al mese. Non è la stesa cosa perchè di fatto invece che 12 mesi si finisce per pagarne 13. E siccome il fenomeno, iniziato nel 2015, si è esteso e incomincia a riguardare anche i contratti per il fisso, ecco che l’AgCom, l’Autorità garante delle comunicazioni vuole vederci chiaro: teme infatti che dietro il fenomeno ci siano costi maggiori e per di più nascosti ai danni dei consumatori.
Nel 2016 il fenomeno ha contagiato le tariffe fisse, telefono e internet (per ora quelle di Wind e Vodafone).
Il primo effetto, si legge nella delibera Agcom, è un aumento dell’8,6 per cento annuo dei prezzi (a parità di costo nominale, rispetto alla fatturazione mensile, perché quella ogni quattro settimane avviene 13 volte in un anno).
Passare a tariffe su quattro settimane (come anche far pagare servizi accessori che prima erano gratuiti) è uno dei modi con cui gli operatori hanno posto fine alla guerra dei prezzi, che ha distrutto molto del valore soprattutto nel 2012-2013: anche se adesso i ricavi medi per utente mobile sono di 14 euro al mese, contro i 12 euro del 2014, restiamo bassi rispetto alla media dei primi cinque mercati europei (20 euro).
Ma non è tanto la questione rincari che preoccupa Agcom, quanto quella della scarsa trasparenza. Si è infatti “compressa libertà di scelta degli utenti” e “vanificato, anche considerate le tempistiche ed il contesto di mercato, la ratio sottesa all’esercizio del diritto di recesso nel caso di mancata accettazione di modifiche contrattuali”. Adesso secondo Agcom è difficile per gli utenti comparare le offerte, dato che ce ne sono con entrambi i tipi di fatturazione. Il che “renderebbe il prezzo incerto”. Per Agcom è un problema soprattutto sulle tariffe fisse, dove regnano abbonamenti post pagati. Ecco perché secondo Agcom “si rende necessario fissare su base mensile la cadenza di fatturazione nella telefonia fissa” e nelle offerte “convergenti” (con servizi fissi e mobili sotto un unico canone). Nel mobile invece “ritiene opportuno un intervento che garantisca una facile comparazione delle offerte e escluda la possibilità che ulteriori variazioni del periodo di rinnovo delle offerte commerciali nascondano, in realtà, aumenti del prezzo dei servizi interessati”.
Agcom prenderà una provvedimento ad aprile, dopo aver confrontato questo suo orientamento con le opinioni degli operatori e delle associazioni dei consumatori.