Corruzione: arrestato sindaco di Sperlonga

Il sindaco di Sperlonga ed ex presidente della Provincia di Latina, Armando Cusani, è stato arrestato nell’ambito di un’operazione dei carabinieri del nucleo investigativo del Comando provinciale di Latina su corruzione e appalti. Gli arrestati sono complessivamente dieci. A tutti, con l’eccezione di Cusani, si contesta l’associazione per delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti. A Cusani si contesta invece solo la corruzione, in relazione al mancato ripristino dei luoghi dopo l’accertamento dell’ampliamento abusivo dell’Hotel Grotte di Tiberio di Sperlonga, di sua proprietà. Dalle indagini sarebbe emersa l’esistenza di un’associazione a delinquere finalizzata a pilotare le aggiudicazioni di alcune gare di appalto. Sono coinvolti nell’inchiesta imprenditori e funzionari pubblici.

Le indagini dei carabinieri del comando provinciale di Latina che hanno fatto scattare oggi gli arresti sono scattate dal mancato intervento da parte del Comune di Sperlonga su abusi edilizi per la realizzazione di un albergo della zona. E hanno accertato l’inerzia dei responsabili dell’ufficio tecnico del Comune che si sono succeduti nel tempo nonostante fosse evidente l’esistenza di un abuso edilizio, sancito anche da una sentenza di condanna della Corte di Appello di Roma. A gennaio 2016 la Procura di Latina ha delegato ai carabinieri del nucleo investigativo di Latina accertamenti per sviluppare alcuni aspetti. Sarebbe stata così accertata l’esistenza di un’associazione a delinquere finalizzata a pilotare le aggiudicazioni di alcune gare di appalto.

Queste le gare di appalto finite nel mirino degli investigatori: la valorizzazione del complesso archeologico Villa Prato di Sperlonga per un importo di 700mila euro; la ristrutturazione del Comune di Prossedi (Lt) per un importo di 230mila euro; l’affidamento del servizio di spazzamento delle strade extraurbane del comune di Priverno (Lt) per un importo di circa 40mila euro ; il restauro dell’istituto scolastico “Don Andrea Santoro” di Priverno per circa 35mila euro. Le indagini avrebbero consentito di documentare l’operatività di un vero e proprio sistema corruttivo, attuato da una serie di società che, grazie alla collusione dei responsabili dei procedimenti, riuscivano ad “inquinare” le gare pubbliche di piccole e medie dimensioni tentando, ed in alcuni casi riuscendovi, a predeterminare la scelta del contraete.

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