John Elkann e Sergio Marchionne

Anche la Fiat è finita nello scandalo del dieselgate.
Fca non avrebbe rispettato le norme ambientali nella costruzione di alcuni motori di veicoli alimentati a diesel venduti negli Stati Uniti: all’azienda sono infatti state notificate accuse in merito dall’Agenzia protezione ambientale americana, l’Epa, che ipotizza anche sanzioni civili. Fca avrebbe usato un software per consentire emissioni superiori ai limiti su 104mila veicoli, Grand Cherokee e Dodge Ram. E in Borsa il titolo crolla.
Fca, afferma l’Epa, “ha schivato le regole ed è stata scoperta”. Non comunicare l’esistenza di un software che influisce sulle emissioni di un’auto “è una seria violazione delle legge. Tutte le case automobilistiche devono giocare secondo le stesse regole”. L’Epa e le autorità della California “si sono impegnate a rafforzare i test con il caso Volkswagen, e questo è il risultato della collaborazione”. Secondo la Cnbc, l’accusa potrebbe costare a Fca sanzioni fino a 4,63 miliardi di dollari.
Immediata la replica di Fca Us: “I nostri sistemi di controllo delle emissioni rispettano le normative applicabili”. La società si difende e, dice in una nota, intende collaborare con la nuova Amministrazione “per presentare i propri argomenti e risolvere la questione in modo corretto ed equo, rassicurando l’Epa e i clienti di Fca Us”. L’auspicio è di poter “dimostrare che le strategie di controllo di Fca sono giustificate e pertanto non costituiscono ‘defeat devices’ in base alla normativa applicabile”.
Non c’è nulla in comune fra il caso Volkswagen e quello Fca. Lo afferma l’amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne. “Dialoghiamo con l’Epa da più di un anno”, ma è curioso e “spiacevole” che abbia deciso di affrontare il caso così pubblicamente. Fca è stata avvertita ieri dalle autorità che qualcosa era in arrivo e ha saputo questa mattina alle 8.00 locali di cosa si trattava.
“Per quanto conosco questa società – ha aggiunto Marchionne – posso dire che nessuno è così stupido” da cercare di montare un software illegale. Fca – continua – sopravviverà anche se le dovesse essere comminata una multa di 4,6 miliardi di dollari. Marchionne si è detto poi molto arrabbiato.
Marchionne ha quindi detto di sperare “che non sia una conseguenza di una guerra politica fra l’amministrazione uscente e quella entrante” negli Stati Uniti, mentre in quanto all’Agenzia per la Protezione Ambientale “è il comportamento di un’agenzia che perderà efficacia”.
Dopo le accuse, il titolo Fca è crollato a Piazza Affari chiudendo in calo del 16% a 8,8 euro. Tonfo anche per Exor, il titolo della holding della famiglia Agnelli, che ha chiuso le contrattazioni cedendo il 9,4% a 40 euro. A Wall Street il titolo era stato sospeso in asta di volatilità mentre cedeva il 5%, poi riammesso agli scambi arrivando a toccare il -13,1%; a fine giornata ha chiuso a -10,23%, a 9,95 dollari per azione.