Daniele Nouy, vicepresidente della Vigilanza Bce

Dietro la richiesta di ricapitalizzazione del Monte dei Paschi di Siena (Mps) che obbliga ora l’ìistituto senese, terza banca italiana, a trovare non più 5, ma 8,8 miliard idi euro entfro il 31 dicembre c’è lo zampino di una donna. Quello di Sabine Lautenschläger, tedesca legata alla Bundesbank, vicepresidmnete del consiglio di vigilanza della Bce. Sarebbe stata proprio lei a imporre  la richiesta di denaro necessaria a salvare il Monte dei Paschi di Siena portandola da 5 a 8,8 miliardi. Lo ha fatto essenzialmente perché, essendo saltata, con l’operazione di mercato, anche la cessione dei prestiti in  sofferenza al fondo Atlante, la banca avrà bisogno di più capitale per colmare gli effetti negativi a bilancio delle svalutazioni dei prestiti e delle loro coperture.
Per questo ora, se le sofferenze di Mps saranno vendute, il prezzo sarà più vicino al 20% del valore originario dettato dal mercato piuttosto che al 33% che Atlante era disposto a pagare. Non bastasse, a contribuire all’ammanco di capitali è anche la constatazione che, con l’intervento pubblico e il successivo ristoro ai piccoli investitori attraverso obbligazioni senior, ci saranno meno obbligazioni subordinate a rafforzare il patrimonio.
Analoghi problemi potrebberto presto riguardare anche Carige – Cassa di Risparmio di Genova, che ha tempo sino a fine febbraio per ridrre le sofferenze, e Banco Popolare.
Tutti i banchieri concordano sull’estrema durezza della Bce nei confronti degli istituti di credito italiani.
Si fa loro interprete il Presidente dell’Abi (Associazione Bancaria italiana) Infatti, secondo Antonio Patuelli,  «C’è un po’ di sorpresa per il metodo utilizzato dall’Autorità di vigilanza europea nel determinare il fabbisogno di capitale del Monte dei Paschi. Ma questo non cambia il giudizio positivo sul decreto per la “tutela del risparmio nel settore creditizio”. È un titolo corretto e confido che questo provvedimento serva davvero a voltare pagina dopo tredici mesi molto complessi, dalla risoluzione delle quattro banche ad oggi»
Infatti per Patuelli «Il nostro sistema è solido. Il decreto appena varato non è conseguente a una situazione di dissesto, ma ad uno stress test condotto a luglio sullo stato di salute di una banca già in ristrutturazione, un esercizio estremo, che peraltro era stato ampiamente positivo per tutte le altre banche italiane esaminate».