I cinguettii valgono molto meno di quel che si crede. E Twitter, la compagnia degli short messages da 140 caratteri, è sopravvalutata. In realtà è praticamente fallita. Secondo Trip Chowdhry, fondatore di Global equity research, “il titolo non vale neppure 10 dollari”, altro che i 17 delle attuali quotazioni di Borsa. Mentre ad agosto 2015 ne valeva 27. Del resto una conferma che le cose non vadano bene viene dal fallito tentativo di vendita della società. I vari big del web apparentemente interessati si sono tutti tirati indietro, manco fossero stati chiamati a ricapitalizzare il Monte dei Paschi di Siena.  E un’altra conferma del pessimo stato di salute della società viene dalla continua fuga dei manager negli Usa. Mentre in Italia si parla di licenziamenti, con la sede di Milano che da gennaio lascerà a casa 18 persone.
Il problema sta nella scarsa raccolta pubblicitaria. Che sarebbe anche diretta conseguenza della non elevata affidabilità dei messaggi diffusi attraverso il sito. Per esemopio nel corsod ella campagna elettorale per le presidenziali statunitensi molti sondaggisti hanno usato Twitter per predire la vittoria di Hillary Clinton, ma la vittoria di Donald Trump dimostra come le indicazioni fossero di bassa qualità. A causa anche del numero troppo alto di utenti finti della piattaforma. “E se la qualità dei dati è bassa – dicono gli analisti – la pianificazione pubblicitaria è scarsa e di conseguenza gli investitori non sono felici e per Twitter monetizzare sarà sempre più difficile”.