Boschipadreefiglia

Maria Elena e Pierluigi Boschi

La procura di Arezzo chiude la prima parte dell’inchiesta sulla bancarotta di Etruria. L’avviso di fine indagine è stato notificato ai componenti del comitato crediti. In tutto venti persone in carica tra il 2008 e il 2011 che gestiva in maniera autonoma rispetto al consiglio di amministrazione la concessione dei finanziamenti. Tra loro l’ex presidente Lorenzo Rosi, Fornasari, l’ex direttore generale Luca Bronchi. La contestazione riguarda 180 milioni di euro che sarebbero stati erogati senza le necessarie garanzie a clienti importanti come la società Privilege, la Sacci costruzioni e la Citta Sant’Angelo che si occupava degli outlet. A Rosi e Federici, amministratore della Sacci, è stata contestata l’aggravante di aver agito «in conflitto di interessi». Il pool guidato dal procuratore Roberto Rossi va avanti adesso esaminando anche l’operato degli altri consigli di amministrazione che hanno guidato l’istituto di credito toscano fino alla dichiarazione di insolvenza pronunciata nei mesi scorsi dal tribunale di Arezzo. Tra gli indagati per bancarotta c’è anche Pierluigi Boschi, consigliere e poi vicepresidente di Etruria, padre di Maria Elena, attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio.