pellegrini-oro-vasca-cortaFederica Pellegrini lascia il terrazzo da cui scrutava il malinconico orizzonte a Rio e risale sul podio. Sul primo gradino. Siamo ai Mondiali in vasca corta, non alle Olimpiadi, ma l’azzurra dimostra subito che non ha deciso di continuare a nuotare per capriccio o mancanza di alternative: ha deciso di insistere per riprendere in mano il proprio destino. Non si archivia una carriera stratosferica con un quarto posto. Pellegrini riparte da un oro, l’unico che le mancava nella collezione di successi dei 200 stile libero. I 25 metri non sono mai stati la sua specialità, li ha prima snobbati, poi subiti, a tratti evitati però stavolta serviva dare un segnale immediato, a se stessa, ai tifosi alle avversarie. Federica non deve dimostrare più nulla eppure qui voleva esserci e soprattutto allontanare quell’immagine provata, sbiadita, la versione fragile di una campionessa abituata a mordere, non a sospirare.

Vince in 1’51″73 (passaggi 26″64, 55″01, 1’23″61), miglior prestazione italiana senza costumi gommati e suo miglior tempo dopo il cronometro del 2009, agli europei di Istanbul, firmato nell’era dei superbody. E nel biennio magnifico. Batte Katinka Hosszu (1’52″28), la lady di ferro, la maniaca della vasca, arrivata da leader mondiale e divorata da Federica. Per l’italiana è la quarantacinquesima medaglia internazionale tra Europei, Mondiali e Olimpiadi e ne aggiunge una pochi minuti dopo salendo a 46 con l’argento nella 4×100: “È il frutto del sacrificio e della voglia di non mollare mai che fanno parte del mio Dna, anche a 28 anni”.

A 28 anni è la leader di un gruppo di ragazze che si tuffano nella staffetta con l’obiettivo medaglia, risultato ambizioso e non scontato vista la presenza di Usa, Canada, Olanda e Australia (anche se rimaneggiata) ed escono dal’acqua con la terza piazza, trasformata in seconda dopo la squalifica del Canada. 3’30″28 (frazioni: Ferraioli 53″51, Di Pietro 52″06, Pezzato 52″52, Pellegrini 52″19), davanti ci sono solo gli Stati Uniti (3’28″82): migliorata persino la classifica dell’ultima edizione, 2014, chiusa con il bronzo. L’Italia è partita per Windsor con una formazione ai minimi, 11 elementi, e una sola staffetta, questa. Pellegrini centra il doppio obbiettivo nella prima sera e manda un messaggio preciso: questo è il mio mondo, me ne vado quando voglio io.

Non ha esultato al tocco. Ci ha messo qualche secondo extra. Per un istante le deve essere tornata in mente la gara ai Giochi, preparata con al stessa grinta, la medesima tattica e sfumata: “Ero in corsia tre e per un po’ ho pensato a quella dannata finale di Rio. Soprattutto il pregara è stato difficile. Poi mi sono sciolta, sono entrata in acqua ed ho fatto la gara come piace a me”. L’orizzonte si è spostato, difficile dire se si allarga fino al 2020. Di certo si sposta dal Villaggio brasiliano e da quel groppo in gola, con un ritiro che proprio non si poteva mandar giù.