Dopo Palermo Bologna. Si allarga a macchia d’olio lo scandalo delle firme false raccolte a sostegno delle liste elettorali del Movimento 5Stelle.
Dopo il ‘caso Palermo’  ora arriva il ‘caso Bologna’. L’inchiesta della procura delle Due Torri scuote il Movimento 5 Stelle sull’ormai tormentata questione di ‘firme irregolari’ sulle liste per le Regionali. A finire indagati sono 4 persone, tutti nei guai per il loro ruolo di certificatori.
L’indagine era partita già due anni fa con oltre mille persone ascoltate. A fine ottobre era già emerso come potessero esserci già alcuni indagati, mentre fino a oggi la Procura aveva proceduto contro ignoti.
In mattinata la svolta: quattro iscritti nel registro degli indagati, di cui tre attivisti e uno che invece è stato eletto, ovvero il consigliere comunale e vicepresidente del consiglio Marco Piazza. L’accusa è aver violato il testo unico delle leggi elettorali certificando in maniera irregolare le firme.
Tutto trae origine da un esposto fatto da militanti a Monzuno.

Intanto non si placa la bufera sul M5S coinvolto nel caso ‘firme false’ a Palermo. Sarebbero 8 i parlamentari e attivisti indagati nell’inchiesta della Digos con l’accusa di violazione del testo unico 570 del 1960. La prossima settimana, secondo quanto riporta l’agenzia Agi, saranno interrogati dal pool coordinato dal procuratore aggiunto Bernardo Petralia e dal pm Claudia Ferrari: i magistrati hanno incrociato le dichiarazioni rese da tre testimoni poi diventati indagati (la deputata regionale Claudia La Rocca, che ha ampiamente collaborato, e due attivisti) con quelle del superteste Vincenzo Pintagro. Hanno anche preso atto del disconoscimento delle firme da parte di coloro che avevano appoggiato la lista. Da qui la decisione di sentire le versioni di coloro che materialmente avrebbero coordinato le operazioni di ricopiatura, la notte del 3 aprile 2012.