papa bergoglioPapa Bergoglio smantella un altro cardine della religione cattolica. L’aborto resta un peccato, ma può essere perdonato.
“Nessun ostacolo si interponga tra la richiesta di riconciliazione e il perdono di Dio: concedo d’ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto”, scrive nella Lettera Apostolica ‘Misericordia et misera’ firmata al momento della fine del Giubileo straordinario. Precisa Bergoglio: “Quanto avevo concesso limitatamente al periodo giubilare, viene ora esteso nel tempo, nonostante qualsiasi cosa in contrario”.
Il Papa tiene a “ribadire” con tutte le sue “forze” che “l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre. Ogni sacerdote, pertanto, si faccia guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti in questo cammino di speciale riconciliazione”. Sarà quindi il singolo sacerdote e non più il Vescovo a poter assolvere chi abortisce o procura aborto.
Papa Francesco chiede ai sacerdoti “di essere accoglienti con tutti; testimoni della tenerezza paterna nonostante la gravità del peccato; solleciti nell’aiutare a riflettere sul male commesso; chiari nel presentare i principi morali; disponibili ad accompagnare i fedeli nel percorso penitenziale, mantenendo il loro passo con pazienza; lungimiranti nel discernimento di ogni singolo caso; generosi nel dispensare il perdono di Dio”.
Nella Lettera Apostolica ‘Misericordia et misera’ firmata al momento della fine del Giubileo straordinario, parlando di poveri, migranti, malati, disoccupati, carcerati, analfabeti e ‘nuovi’ schiavi, Papa Francesco sottolinea che “le opere di misericordia hanno una grande e positiva incidenza come valore sociale” in quanto spingono a “rimboccarsi le maniche per restituire dignità a milioni di persone”.
Francesco indica alla Chiesa “l’obbligo di non voltare lo sguardo davanti alle nuove forme di povertà e di emarginazione che impediscono alle persone di vivere dignitosamente. Non avere il lavoro e non ricevere il giusto salario; non poter avere una casa o una terra dove abitare; essere discriminati per la fede, la razza, lo stato sociale: queste e molte altre sono condizioni che attentano alla dignità della persona, di fronte alle quali l’azione misericordiosa dei cristiani risponde anzitutto con la vigilanza e la solidarietà”.