La lettera dei Comitati per il SI

La lettera dei Comitati per il SI

Ancora polemiche per le lettere che Renzi, tramite il PD, sta inviando agli italiani residenti all’estero per promuovere il Si al referendum del 4 dicembre prossimo. Quiesat volta per i residenti in Isreaele. Infatti Gerusalemme, la capitale dello Stato ebraico, per  l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) sarebbe in Palestina. E’ un salto di ben 68 anni quello compiuto dalla lettera inviata dai ‘Comitati per il Sì’ ai cittadini italiani che abitano in Israele (comunità degli Italkim) e che, aperta la cassetta della posta, hanno trovato una busta che li rispedisce in pieno Mandato britannico, in un tempo precedente quel 15 maggio 1948 che vide le truppe di Sua Maestà ritirarsi dalla Terrasanta.
“Gerusalemme, Palestina”, è scritto nell’indirizzo della lettera, corredata da una foto che ritrae un sorridente presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, insieme al presidente uscente americano, Barack Obama. La segnalazione è stata fatta dal portale dell’ebraismo italiano, Moked, che scrive di una scelta dovuta a un “errore di catalogazione nel database”, che ha avuto una “sgradevole conseguenza”.
La lettera, ironizza il portale, ha un “sapore antico, decisamente vintage, nella più benevola delle ipotesi”. Al portale si erano rivolti diversi italiani residenti in Israele, selezionati in base all’indirizzario fornito dall’Aire, già oggetto di una polemica politica che ha visto il ‘Comitato per il No’ protestare contro il governo poiché sarebbe stato fornito solo al campo favorevole alla riforma referendaria.
“Gli indirizzi registrati dall’Aire che sono stati forniti al nostro Comitato contenevano un errore materiale, che indicavano per tutti i recapiti di Gerusalemme l’indicazione come Stato di ‘Palestina’. Questo errore, al quale siamo evidentemente estranei, è stato trasferito nostro malgrado alle lettere che sono state inviate da Matteo Renzi agli elettori italiani all’estero” scrive sul proprio profilo facebook il Comitato ‘Basta un sì’. “Abbiamo subito rimediato – si legge nel post – e, come si puo’ vedere (dalla riproduzione di una lettera con l’indicazione giusta, ndr), siamo pronti a un nuovo invio con l’indirizzo corretto e l’indicazione come Stato di ‘Israele’.