Jean-Claude Junker

Jean-Claude Junker

Vivace botta e risposta tra Italia e Unione Europea sui contenuti della nostra manovra economica per il 2017
Particolarmente polemico il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker: l’Italia, ha detto parlando a Bruxelles al comitato esecutivo della Confederazione europea dei sindacati,”non smette di attaccare, a torto, la Commissione Europea”, ma senza ottenere “i risultati” sperati.
L’Italia oggi, ha rivendicato ancora Juncker, “può spendere 19 miliardi di euro in più di quelli che avrebbe potuto spendere se io non avessi riformato il patto di stabilità nel senso della flessibilità. Sono del parere, in particolare per quanto riguarda l’Italia, che bisognerà, come saggezza vuole, che noi prendiamo in considerazione il costo dei terremoti e dei rifugiati”. Ma, ha aggiunto, “il costo addizionale legato ai migranti e ai terremoti per l’Italia è dello 0,1% del Pil”, quando Roma “ci aveva promesso di arrivare ad un deficit dell’1,7% nel 2017 e ora ci propone un deficit del 2,4% a causa dei terremoti e dei rifugiati, mentre il costo si riduce allo 0,1%”. Una cifra questa che, ha precisato una portavoce della Commissione Europea senza però smentirla, Juncker ha citato in una parte “improvvisata” del discorso, non preparata in precedenza.
Noi – ha continuato Juncker – siamo in stretti contatti con il governo italiano, come con altri governi, per tenere d’occhio la situazione, ma non si può dire che le politiche di austerità con questa Commissione stiano continuando come in precedenza”. O meglio, ha aggiunto in un inciso in francese quasi en passant, che non conteneva riferimenti diretti all’Italia, “se si vuole dirlo si può farlo, ma di fatto me ne frego (je m’en fous, ndr)”.
Tuttavia, scoppiato il caso, il commissario agli Affari economici e finanziari Pierre Moscovici è tornato sulla questione in conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo. Il presidente della Commissione Europea, ha detto, “non sta aggredendo l’Italia”, ma “ci sono delle regole che devono essere rispettate da tutti. Prima di tutto – ha detto – le cose vengono presentate in modo un po’ tendenzioso, perché mi sembra, leggendo la stampa italiana tutte le mattine, che ci siano commenti e cifre in abbondanza, mentre il processo è in corso di sviluppo”.
Quindi, ha continuato Moscovici, “non è un’iniziativa del presidente della Commissione di mettere sul tavolo delle cifre: c’è un’abbondanza di dichiarazioni su questa materia, alle quali il presidente ha voluto rispondere alla sua maniera, nella sua maniera, che conosciamo, di esprimersi, molto diretta, di Jean-Claude Juncker”. Parole “che altro” non sono state che “una risposta al modo diretto e a volte scortese di esprimersi sul conto della Commissione Europea. Questo per quanto riguarda la forma”. “Quello che conta – ha aggiunto Moscovici – è la sostanza: la sostanza è che stiamo discutendo con il governo italiano, in uno spirito molto positivo e costruttivo, a partire dalle nostre regole, e a partire dalla flessibilità che noi possiamo concedere. La Commissione è largamente al fianco dell’Italia e noi ci siamo dichiarati a prendere in conto a prendere in considerazione l’ammontare appropriato, visto che l’Italia è in prima linea, per le spese dei migranti e per le catastrofi naturali. Bisogna prendere in conto le spese che ne deriveranno a breve, ma anche a medio termine. Discutiamo in questo spirito”.
In Italia, comunque, le parole di Juncker sono state accolte senza troppi drammi, essenzialmente perché si ritiene che, più che a Roma, fossero indirizzate ad un pubblico tedesco. Si pensa, in altri termini, che siano volte a fugare il sospetto che la Commissione sia compiacente nei confronti del governo italiano. Il dialogo con Bruxelles, ha detto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, “continua”. Non si tratta, ha precisato, di un “confronto”, che “è una brutta parola: il dialogo continua e ovviamente, ogni volta che si viene qui, si ha l’occasione di incontrare sia colleghi ministri che membri della Commissione. Lo faremo anche questa volta”.
Al di là dei numeri, la questione è anche politica, anche perché nell’Ue ci sono Paesi, come la Francia, che da tempo ha un deficit superiore al 3%, per scelta, o come la Spagna, che ha un deficit doppio rispetto a quello dell’Italia e una traiettoria del debito in rapida ascesa. E’ vero che l’Italia ha un debito elevato in rapporto al Pil, e che se la Commissione volesse aprire una procedura per debito eccessivo potrebbe farlo in ogni momento, ma è anche vero che da tempo l’inflazione è ben lontana dagli obiettivi della Bce (vicina ma sotto il 2%) e che, in presenza di una bassa inflazione, ridurre il debito è un’impresa particolarmente ardua. Se l’inflazione fosse intorno al 2%, anche tenendo conto del livello più elevato delle spese per interessi a causa di tassi probabilmente più alti, secondo le stime del Mef l’impatto per il debito italiano sarebbe comunque positivo, mettendo l’indebitamento su una traiettoria di riduzione più rapida rispetto a quella attuale.