La sede dell'Unesco a Parigi

La sede dell’Unesco a Parigi

L’Unesco ha ufficialmente adottato una risoluzione su Gerusalemme est voluta dai Paesi arabi a nome della protezione del patrimonio culturale palestinese, ma contestata con veemenza da Israele perchè nega il legame millenario degli ebrei con la Città vecchia dove sorge il Muro del pianto, il luogo più sacro agli ebrei di tutto il mondo. Tra l’altro, nel testo presentato col fine di “tutelare il patrimonio culturale della Palestina e il carattere distintivo di Gerusalemme Est”, i luoghi santi della Città Vecchia sono indicati solo con il nome arabo, cosa che ha indignato gli israeliani.
Sostenuta dall’Autorità palestinese e presentata da Algeria, Egitto, Libano, Marocco, Oman, Qatar e Sudan, la risoluzione era stata esaminata e votata giovedì scorso a Parigi dai 58 stati membri del consiglio esecutivo dell’organizzazione per la pace e la cultura dell’Onu. Oggi, al termine dei dibattiti, è stata definitivamente adottata, senza bisogno di una seconda votazione.
Immediate le reazioni. La prima, naturalmente, di Israele che si sente toccata sul vivo. La risoluzione parla, infatti, di ‘Palestina occupata’ e critica la gestione israeliana dei luoghi santi nella Città Vecchia di Gerusalemme. A far infuriare gli israeliani, però, è stata in particolare la decisione di usare esclusivamente il nome islamico per riferirsi al complesso della moschea di Al-Aqsa, ignorando il termine ebraico Monte del Tempio.
La direttrice generale dell’Agenzia, Irina Bokova, aveva da subito preso le distanze dalla risoluzione, sottolineando che “nessun posto più di Gerusalemme è spazio condiviso di patrimonio e tradizioni per ebrei, cristiani e musulmani. La sua eredità è indivisibile e ciascuna delle sue comunita’ ha diritto al riconoscimento esplicito della propria storia e al rapporto con la città. Negare, nascondere o eliminare qualsiasi delle tradizioni ebraiche, cristiane o musulmane mina l’integrita’ del sito e contrasta con le ragioni che hanno giustificato la sua iscrizione nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco”. Parole che, secondo il Jerusalem Post, le hanno causato “minacce di morte”. La sua decisa presa di distanza non ha però cambiato di una virgola il testo finale della risoluzione.

Al momento del voto l’Italia si è astenuta. Una decisionee giudicata “gravissima” dalla comunità ebraica.
Il presidente del Consiglio si schiera contro la risoluzione dell’Unesco. E la protesta italiana sarà formalizzata già nelle prossime ore, come annuncia lo stesso Matteo Renzi. Anche se la posizione del governo era stata più morbida, nei giorni scorsi in occasione della risoluzione il nostro esecutivo, attraverso la Farnesina, si era astenuto. “Una vicenda allucinante, ho chiesto al ministro Esteri di vederci subito al mio ritorno a Roma – spiega il primo ministro in collegamento telefonico con Rtl – E’ incomprensibile, inaccettabile e sbagliato. Ho chiesto espressamente ieri ai nostri di smetterla con queste posizioni. Non si può continuare con queste mozioni finalizzate ad attaccare Israele. Se c’è da rompere su questo l’unità europea che si rompa”