Felici (perché assolti) e vincenti (una «lotteria» svizzera da 148 milioni di dollari). Fedele Confalonieri e Piersilvio Berlusconi, presidente e vicepresidente di Mediaset, nella tarda serata di ieri vengono assolti definitivamente dalla Cassazione, che ne annulla (senza nemmeno rinvio a un processo d’Appello bis) le condanne a 1 anno e 2 mesi subíte in secondo grado nel 2015 dopo l’assoluzione in primo grado nel 2014. Una assoluzione «perché il fatto non costituisce reato», ed evidentemente molto convinta, visto che i giudici hanno deciso di mettere ora la parola fine, scartando l’ipotesi mediana (più comoda ma meno onesta intellettualmente) di rilevare qualche motivo di annullamento che richiedesse un nuovo passaggio in Appello, e così determinasse comunque la prescrizione destinata a maturare già il prossimo 5 novembre.

A chiedere l’accoglimento nel merito dei ricorsi proposti dai difensori (Filippo Dinacci e Nicolò Ghedini per Berlusconi jr., Franco Coppi-Alessio Lanzi-Lucio Lucia per Confalonieri) era stato anche il pg Fulvio Baldi, secondo il quale la condanna era minata da un vizio di correlazione tra l’accusa mossa agli imputati (essere incorsi nel reato attraverso la commissione di una determinata condotta) e la motivazione contenuta nella sentenza (esservi incorsi attraverso l’omissione di una condotta). A valle della compravendita di diritti tv nelle stagioni successive a quelle già costate nel 2013 la condanna definitiva di Silvio Berlusconi a 4 anni per frode fiscale, il vicepresidente figlio dell’ex premier (in questo filone assolto in udienza preliminare) e il presidente di Mediaset erano accusati di «frode fiscale» sull’annualità 2007 (circa 1,8 milioni di euro) dopo che la prescrizione era già passata sul 2006, mentre per il 2008 c’era stata assoluzione «perché il fatto non è più previsto come reato dalla legge».

Definitiva, infine, la prescrizione dell’appropriazione indebita (ai danni di Mediaset) per le due coimputate cinesi Paddy Chan e Catherine Hsu, ritenute dai pm De Pasquale e Spadaro prestanomi del produttore tv Frank Agrama (assolto nell’Appello che gli cancellò l’iniziale condanna a 3 anni e 8 mesi). Dal 2005 la Svizzera su loro conti tiene sequestrati 148 milioni di dollari. E Mediaset, insieme a Rti, per scongiurare la beffa che i soldi tornino alle cinesi di Agrama, si è già precipitata (con gli avvocati italiano Salvatore Pino e lo studio svizzero Velo) a ottenere in Svizzera un nuovo sequestro a proprio favore.