Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani

Matteo Renzi e Pier Luigi Bersani

Sì contro No. Riforme contro non riforme. Renziani contro Bersaniani. Le divisioni che stanno lacerando da mesi il Pd troveranno un primo momento di confronto-scontro oggi alla direzione nazionale del partito. Sarà lì che si confronteranno le due anime del partito. Ufficialmente per decidere su come votare al referendum istituzionale del 4 dicembre e per vedere se ci sono margini di manovra per modificare la legge elettorale. Ma, in realtà, per conquistare il Partito Denocratico. Perchè in un Pd ormai spezzato in due ci sono pochi margini per un’intesa, per ricucire gli strappi sempre più evidenti.
Lo scontro vede contrapposti soprattutto Renzi e Bersani.
Stavolta è stato Pier Luigi Bersani a salire sul ring, e Matteo Renzi a replicare dal salotto tv. Un duello a distanza che alza la tensione a pochi giorni dalla direzione del Pd.
Dopo la campagna di Massimo D’Alema per il No, ora anche Bersani si prepara ad ufficializzare la sua posizione contraria al pacchetto di riforme e in un’intervista al Corriere della Sera ci va giù pesante: “In un anno e mezzo non ho mai avuto occasione di discutere di riforme nel partito – incalza – Sono stato trattato come un rottame. Non ho ragioni per difendere D’Alema, ma deve esserci un limite a questa cosa volgare del vecchio e nuovo, che riguarda le idee e i protagonisti di una stagione. Nell’Ulivo c’erano anche idiosincrasie e liti furibonde, ma perbacco c’era una cosa da tenere assieme e c’era il rispetto”.
Bersani è indignato per l’attacco arrivato all’ex premier dal sottosegretario e braccio destro di Renzi.  “Quando questo Lotti dice a D’Alema che è accecato dall’odio per una poltroncina va fuori dal seminato. C’è un limite, perché se sei dove sei c’è sempre qualcuno che ti ci ha portato”. Il deputato dem non si aspetta “nulla di buono” dal segretario in direzione. “Proverà a stanarmi con una proposta sull’Italicum? Chiacchiere. Lo riteneva ottimo e perfetto, tanto che lo approvò con la fiducia. Non mi si può raccontare che gli asini volano”.
Matteo Renzi contrattacca davanti alle telecamere tv. Ospite all’Arena di Giletti, e accusa Bersani di incoerenza: “Dico solo che ha votato sì per tre volte alla Camera a questa riforma che non ho mica scritto io la sera a Rignano stando al computer”. Poi chiede di non “votare per Bersani o per Renzi”, ma di decidere nel merito. “C’è chi fa politica per cambiare il paese e chi solo per attaccare gli altri – è l’affondo – Quando uno vota per antipatia è un elemento che dimostra una scarsa visione del paese”.
Ma l’attenzione di Renzi ora è tutta per i dissidi interni al Partito democratico. Domani in direzione Pd per riavvicinare le posizioni si punta sulle modifiche alla legge elettorale ma l’impressione  “Se Bersani lavora per spaccare il Pd sbaglia”, sostiene Matteo Orfini, mentre il ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini si dice “molto addolorato” per le dichiarazioni del collega. Le due anime dem non sembrano disposte a passi indietro e sarà resa dei conti.