De Luca, Podestà, Cota, Marino. Quattro solo negli ultimi giorni. Politici che ricoprivano cariche importanti in virtù del mandato ricevuto dagli elettori, finiti nel tritacarne della magistratura violenta e politicizzata e poi assolti, prosciolti da ogni accusa, senza neppure un “ci scusi”.
Storie personali colpite nel vivo, carriere politiche che avrebbero potuto essere brillanti, vicende personali comunque delicate infrante per la presuntuosa tracotanza di qualche procuratore affetto da smania di protagonismo e certo dell’assoluta impunità di fronte agli errori commessi.
Ormai quella dei politici accusati ingiustamente e messi alla gogna mediatica e al publico ludibrio del popolaccio bruto, manco fossimo nella mai fin troppo vituperata Francia del “Terrore”, sembra diventata una costante.
Persone perbene ingiustamente accusate di crimini gravi e sottoposte alla continua gogna mediatica. Per poi, magari dopo anni,  scoprire che non avevano fatto nulla e che, in qualche caso, non avrebbero neppure dovuto essere mandate a processo.
Tutto questo è possibile in un Paese dove la magistratura approfitta della propria indipendenza assicurata da una Costituzione da emendare in più e più parti, che, chissà perchè? prevede la tripartizione dei poteri e considera potere anche quello giudiziario che potere non ha e non dovrebbe mai essere.
Qui non è in discussione l’indipendenza della magstratura, sia chiaro.
Ma è in discussione, eccome, l’enorme potere che certi pm si arrogano e che deve essere regolamentato e limitato anche, ma non solo, alla luce dei fatti di questi ultimi giorni.
Il Pm che imbastisce un processo senza avere prove sufficienti a sostenere l’accusa deve esser chiamato a rispondere del proprio fallace operato. E deve farlo in termini disciplinari ed economici.
Se non ci si deciderà a prevedere norme più stringenti a tutela della ibertà individuale dei singoli cittadini, se non si porrà argine allo strapotere di una magistratura inquirente che usa il proprio ruolo a fini non sempre di Giustizia, nessun cittadino italiano potrà dirsi veramente libero e certo di godere di quei diritti civili che sono inanielabili in ogni Paese moderno in ogni Stato di diritto.  >
Per questo la soluzione al problema di una riforma effettiva della magistratura inquirente e dell’ordinamento giudiziario complessivo in Italia appare sempre meno rinviabile.

b. c.