polizia_frontieraNon è vero, come vorrebbe far intendere la stampa politicamente corretta, che il fenomeno migranti non proccupi gli italiani. Non è vero che qui siamo tutti contenti dell’invasione in atto.
E così adesso spunta un sondaggio (peraltro commissiamano dal politivamentissimanentecorrettissimo qutidiano debenedettiano la Repubblica) dal quale emerge che la maggior parte dei cittadini del Belpaese vorrebbe muri e confini ben presidiati. Perché gli italiani sono anch’essi euro-tattici, come il premier. Hanno bisogno degli aiuti della Ue, ma la guardano con diffidenza. E temono gli immigrati. Si sentono esposti e vulnerabili ai flussi migratori.
Così la richiesta di marcare e sorvegliare i confini appare largamente condivisa. Solo il 15% degli italiani (del campione rappresentativo intervistato da Demos nei giorni scorsi) pensa che il trattato di Schengen vada mantenuto. Garantendo la libera circolazione dei cittadini europei fra gli Stati (membri). Mentre una quota molto più ampia, prossima alla maggioranza assoluta, (48%) ritiene che occorra sorvegliare le frontiere. Sempre. E una componente anch’essa estesa, oltre un terzo della popolazione, vorrebbe che i confini nazionali venissero controllati “in alcune circostanze particolari”. E se valutiamo le principali ragioni che concorrono ad alimentare questo orientamento, la principale è il timore suscitato dagli immigrati. L’arrivo e la presenza degli stranieri. Più della sfiducia nell’Unione europea e nelle sue istituzioni di governo, infatti, è la “paura degli altri” che alimenta la domanda di rafforzare il controllo delle frontiere. E contribuisce, in qualche misura, a far crescere la nostalgia dei muri. Come se le frontiere e gli stessi muri potessero “chiudere” (e proteggere) un Paese “aperto” come il nostro. Verso Est, l’Africa e il Medio Oriente. Circondato, in larga misura, dal mare. In tempi di globalizzazione. Dove tutto ciò che avviene dovunque, nel mondo, può avere effetto immediato sulla nostra vita. Sulla nostra condizione. Sul nostro contesto.
Ma gli italiani si stanno anche raffreddando verso l’Ue. Tradizionalmente (almeno a parole) i più filoeuropeisti, siamo ora sempre più scettici. Questo atteggiamento è cambiato dopo l’ingresso nell’euro, nei primi anni 2000. Allora quasi il 60% esprimeva, infatti, fiducia verso le istituzioni comunitarie. Ma il clima d’opinione è cambiato in fretta. Fino a scendere sotto il 30%, negli ultimi anni. Oggi è al 27%. E i più delusi sono gli elettori incerti, che Renzi contende ai partiti decisamente euro-scettici.