Gen. Antonio Pappalardo

Gen. Antonio Pappalardo

Anche nell’Arma dei Carabinieri inizia a serpeggiare il malcontento, tanto che si teme un esodo volontario di alcuni alti ufficiali a partire dai Generali. Ne abbiamo parlato col Gen. Antonio Pappalardo che è stato per anni a capo del Cocer Carabinieri e che continua a prestare grande attenzione a tutto quanto riguarda l’Arma. 

“Generale, se cominciano a lamentarsi i Generali dell’Arma, che accadrà in Italia?”.

“Nel 1989 venne pubblicato il documento “Sullo stato del morale e del benessere del personale”, edito dal COCER Carabinieri, che accusò i vertici  dell’Arma e politici di non occuparsi dei militari dell’Arma, accantonati e umiliati. I Generali, sotto traccia, ci diedero ragione, ma non osarono, tranne pochi, affiancarsi ai Delegati del COCER, che avevano avuto il coraggio di svelare lo stato di avvilimento del personale e alzato la voce contro questa classe dirigente politica.
Cossiga, a quel tempo, Presidente della Repubblica, mi chiamò e mi chiese contezza di quel documento. Quando scoprì che i Generali avevano concorso in minima parte alla sua stesura, si tranquillizzò.
Ma la storia non si ferma e il malessere, che tocca l’Arma e il Popolo italiano da tanti anni, adesso sta toccando alti vertici della magistratura e delle Forze armate e di Polizia”.

“Si dice che sei generali dell’Arma si apprestano a lasciare l’istituzione, anticipatamente, e non per limiti di età. La domanda viene spontanea: trattasi forse di ufficiali senza sbocco di carriera e con incarichi di secondo piano? Alcuni di essi sono già andati via ed altri si apprestano a farlo. Generali che, quasi tutti, sono stati capi reparto al Comando generale e con prospettive di arrivare ai massimi livelli della gerarchia”.  

“Come si fa a continuare a svolgere servizio nell’Arma, quando i barbieri della Camera guadagnano circa 10.000 euro al mese e il maresciallo dei Carabinieri appena 1.800 euro, con il suo grave carico di responsabilità! Non creda che i Generali prendano di più. Io sono in pensione da 10 anni e prendo 3.800 euro. Se a tutto ciò lei aggiunge i pesanti condizionamenti politici e le continue umiliazioni che si subiscono da parte di una magistratura che con disinvoltura mette in libertà i delinquenti e indaga i Carabinieri, Lei capisce  che poi alla fine prevalgono altri interessi: familiari e sanitari.
Un Generale ha anche i suoi problemi. E quando si accorge che altrove lui guadagna almeno 3 volte di più, il passo è fatto. Che importa  essere lanciati, quando alla fine della tua carriera, il barbiere prende più di te!
La classe dirigente politica continua ad umiliarci. E non pensi che aumentando a sproposito solo i massimi vertici, si risolve il problema”.

“Generale, l’esodo non è dovuto a stress di lavoro a cui viene sottoposto il personale. Le motivazioni vanno ricercate al di fuori del servizio”.

“Non è il troppo lavoro che ammazza i Carabinieri. Mio padre, che non si riposava  mai, che non si prendeva nemmeno un giorno di licenza, e che ho visto in abito civile solo quando dopo 37 anni si è congedato, andava a dormire con l’uniforme addosso. Ma era felice e soddisfatto,
Oggi non c’è un solo Carabiniere che sia motivato. Tutti, a cominciare dai generali, tirano la carretta solo per rispetto all’Arma, alla sua gloriosa storia e ai suoi Caduti.
Questi politici hanno coperto di immensi benefici la magistratura, per tema di essere indagati, li hanno fatti entrare in parlamento, hanno affidato loro alcune massime cariche dello Stato. E per tutti gli altri? Un calcio nei denti. Bisogna avere il coraggio di dire basta a 1 capo del Governo, 16 Ministri, 64 Sottosegretari e 945 parlamentari, compresi i Grillini, che sono stati dichiarati abusivi dalla Corte Costituzionale e hanno già sottratto dal 2014 dalle Casse dello Stato indebitamente 883 milioni di euro.
I vertici dell’Arma debbono sapere che i Carabinieri sono i “custodi della legge”, da circa 200 anni. Non possono continuare a voltare la faccia dall’altra parte e far finta di non vedere.
I vertici delle Forze armate e di polizia non possono ignorare che gli ordinamenti militari sono informati allo spirito democratico della Repubblica. Essi sono l’essenza, l’anima democratica del Paese. Debbono, in rispetto della norma costituzionale, ripristinare la democrazia nel nostro Paese”.

“Generale, ma questo compito non spetta ai partiti?”. 

“La Costituzione, tanto osannata, non ha disciplinato i partiti, che senza statuti democratici hanno devastato l’Italia. Oggi si sta correndo ai ripari e si cerca di disciplinare i partiti. Lo sa, cosa c’è scritto nel testo unificato del disegno di legge? Che tutto ciò si fa per “rafforzare i requisiti di democraticità” dei partiti. In altri termini essi non possono pretendere il rispetto delle regole democratiche, perché ne sono privi.
I nostri colleghi in servizio sono costretti ad obbedire, ma soffrono in silenzio nel vedere il Popolo Italiano che ogni giorno viene sbeffeggiato, umiliato e  avvilito da questi politici, che con un colpo di stato sono rimasti a governare il Paese”.