Pier Carlo Padoan

Investimenti, produttività, competitività. Sono questi i tre pilastri su cui, secondo il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, si articolerà la manovra 2017, che – come già la precedente – continuerà a muoversi sulla grande direttrice del taglio delle tasse. Le risorse sono “scarse”, ha ammesso il titolare del Tesoro, ma l’obiettivo di ridurre la pressione fiscale rimane prioritario. Per rilanciare la produttività, il governo pensa quindi soprattutto a rafforzare gli incentivi fiscali ai premi di risultato, mentre per investimenti e produttività sarà il piano Industria 4.0 a mettere a punto le misure pro-imprese. Padoan non l’ha nominata nelle ultime dichiarazioni, ma non ha mai nascosto che ad ispirare la legge di bilancio sarà anche il principio dell’equità. Non a caso il governo pensa anche al welfare, al lavoro e alla lotta alla povertà.

PENSIONI E WELFARE – Ape: l’anticipo pensionistico sarà di 3 anni e 7 mesi e sarà sdoppiato: gratis per le categorie in difficoltà (disoccupati senza ammortizzatori, disabili, parenti di disabili che prendono meno di 1.200 euro netti), costoso per il resto dei lavoratori.
– Precoci e usuranti: vantaggi nell’uscita dal lavoro dovrebbero essere garantiti anche a queste due categorie. Manca ancora però la definizione esatta di lavoratore precoce (12 o 24 mesi di lavoro prima dei 18 anni) e la fissazione dell’asticella per l’anticipo a 41 anni di contributi o a 41 anni e 10 mesi.
– Ricongiunzioni: si pensa è a ricongiunzioni non più onerose tra casse previdenziali diverse.
– Povertà: l’idea è quella di stanziare nuovi fondi per la lotta al fenomeno. Si parla di 600 milioni.
– Famiglia: a sponsorizzare il tema sono i ministri di Ncd (Beatrice Lorenzin e Enrico Costa). Si pensa a riproporre il bonus bebè o a garantire agevolazioni per il terzo o quarto figlio. La dote non supererebbe i 200-300 milioni.

ITALIA 4.0 – Superammortamenti: la riconferma, o l’ampliamento, dell’intervento sarà il piatto forte del pacchetto Calenda. Al momento si ipotizza la conferma dei superammortamenti al 140% per l’acquisto di beni strumentali (costo circa 800 milioni) e l’arrivo di un nuovo vantaggio al 200% per la digitalizzazione (costo 450 milioni circa).
– Super Ace: l’aiuto alla crescita economica nato nel 2011 punta a favorire la patrimonializzazione con una apposita deduzione che dovrebbe essere rafforzata.
– Bonus ricerca: dovrebbe essere rafforzato con una dotazione di 500 milioni.
– Pir e capital gain: il nuovo piano dovrebbe rispolverare le misure studiate per il mai attuato Finanza per la crescita 2: piani individuali di risparmio ed esenzione dal capital gain per chi investe in bond emessi da piccole e medie imprese.

FISCO – Clausole: gli aumenti Iva per 15 miliardi di euro non scatteranno. Le tasse, ripete il governo come un mantra, non aumenteranno.
– Ires: il taglio dal 27,5% al 24% è già previsto e finanziato nella manovra 2016 con 3 miliardi di euro.
– Iri: Renzi ha annunciato la nuova imposta sul reddito imprenditoriale. Dovrebbe riguardare le imprese individuali e le società di persone, che si vedrebbero scorporare il trattamento fiscale degli utili reinvestiti: dall’attuale Irpef all’Iri gemella dell’Ires al 24%. – Ecobonus-Sismabonus: il bonus ristrutturazioni “verdi” dovrebbe essere rinnovato e quello per l’antisismica portato allo stesso livello, cioè dal 50% al 65%.

LAVORO – Bonus produttività: il potenziamento dell’incentivo fiscale al salario di produttività è dato ormai quasi per certo. La manovra 2016 prevedeva un’aliquota agevolata al 10% sui premi di massimo 2.000 euro su salari fino a 50.000. Si dovrebbero alzare i tetti, si ipotizza a 4.000 e a 80.000 euro. Dipenderà dalle risorse, che indiscrezioni stimano tra 400 e 500 milioni.
– Decontribuzione solo al Sud: gli sgravi hanno funzionato ma sono costati molto. Dopo il taglio di quest’anno, l’anno prossimo potrebbero essere limitati solo al Sud, ma non è affatto detto che vengano confermati. Il costo è infatti più alto rispetto agli incentivi alla produttività.
– Contratto statali: il rinnovo è considerato urgente. Se si volessero per esempio concedere gli 80 euro, in pieno stile Renzi, il costo sarebbe di 1,5 miliardi. Ma le risorse potrebbero essere anche molte meno, persino la metà.