La statua del'Cavallo Morente' di Francesco Messina, esposta all' ingresso della sede Rai di Viale Mazzini a Roma, in una foto d'archivio. ANSA/ GUIDO MONTANI

Via libera unanime. Il Senato approva l’emendamento, presentato dal relatore Roberto Cociancich (Pd), che chiedeva di stabilire per tutto il personale e i consulenti Rai, nessuno escluso, un tetto massimo di retribuzioni di 240mila euro (come per il resto della pubblica amministrazione). Il limite si applica agli amministratori, al personale dipendente e ai consulenti della tv pubblica. L’emendamento rientra all’interno del ddl sull’editoria, già approvato dalla Camera, su cui il Senato era chiamato a votare. Il tetto degli stipendi Rai non potrà essere superato nemmeno in caso di emissione di bond da parte dell’azienda. La seduta, iniziata nel primo pomeriggio, era stata sopesa per poi riprendere alle 17.30, proprio per l’esame e la deposizione dell’emenendamento Cociancich. L’approvazione è avvenuta con 237 voti favorevoli. Ad astenersi è stato il solo Giovanni Endrizzi del Movimento Cinque Stellle: “Con la mia astensione intendo lasciare al Pd tutto il merito di passare la paletta dove il M5S ha indicato di pulire…”Il sottosegretario alle comunicazioni, Antonello Giacomelli, con un intervento in aula ha espresso l’appoggio dell’esecutivo alla proposta. “Se i gruppi, a cominciare dal Pd e da quelli della maggioranza, ritengono utile un ulteriore forte segnale in questa direzione, il governo non ha difficoltà ad aderire.
Con questo emendamento, su iniziativa parlamentare, la Rai farà un ulteriore salto di qualità su trasparenza e riordino delle retribuzioni, sanando la troppa confusione e le troppe iniquità, spesso stratificatesi negli anni, che ne compromettono pesantemente la credibilità e l’autorevolezza. É un passo importante, che spronerà l’azienda a varare un vero codice di regolamentazione e alla completa trasparenza su tutte le retribuzioni, anche quelle artistiche”, ha concluso Giacomelli.

A commentare l’approvazione anche Francesco Verducci, vice presidente della commissione di vigilanza Rai e senatore del Pd: “È un emendamento che raccoglie quanto votato all’unanimità dalla commissione di vigilanza Rai su iniziativa del Pd lo scorso novembre in merito allo statuto Rai. Il tema della trasparenza sugli stipendi è stato a sua volta inserito dalla legge di riforma della governance”. Per la senatrice Camilla Fabbri (Pd), componente della commissione vigilanza Rai, questo è soltanto un primo passo dal momento che la Rai, secondo la senatrice, dovrebbe pensare a un codice di autoregolamentazione, evitando così che Parlamento e Governo si occupino di questioni di natura strettamente aziendale. Tutti i partiti alla fine hanno rivendicato la paternità dell’emendamento. “Il tetto agli stipendi Rai è indiscutibilmente un successo del Movimento 5 Stelle che chiede questa misura da quando è entrato in Parlamento, proponendola sia durante la riforma della governance della Rai che in occasione delle leggi di stabilità”, ha sottolineato Alberto Airola, capogruppo 5stelle in vigilanza Rai.
“Dopo le numerose bocciature e i provvedimenti contraddittori siamo contenti che il Pd abbia compreso l’importanza di tale misura recependo le nostre proposte”, ha concluso.

Anche la Lega ha esultato per l’approvazione di quello che considera un “suo” emendamento: “Questa è la fine del bengodi della mamma Rai. E’ stato approvato un mio emendamento, copiato dal relatore”, ha affermato Calderoli. E in effetti, come ha ricordato lo stesso Cociancich, la questione “è stata sollevata da Calderoli e ha avuto grande attenzione da molti colleghi: c’è dunque un sentire comune sulla possibilità che venga posto un limite alla retribuzione dei vertici della Rai e che trovi spazi all’interno di questo provvedimento”. E ha aggiunto “Mi risulta che il cda della Rai stesse lavorando per arrivare a questo obiettivo e che il governo a sua volta fosse pronto a intervenire in legge di Stabilità in tal senso”. A fare eco al leghista il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: “Il nostro emendamento è stato vincente. Dopo mille esitazioni e ripensamenti il relatore ha dovuto presentare una proposta analoga che poi abbiamo corretto per evitare che la norma potesse essere facilmente aggirata per quanto riguarda consulenze e collaborazioni. Abbiamo vinto una battaglia di moralizzazione perché i tagli alle retribuzioni devono riguardare tutto l’ambito pubblico. Quello politico in primo luogo, ma anche realtà come quella della Rai. E’ stata una battaglia che il gruppo di Forza Italia ha condotto prima in Commissione di vigilanza, poi in aula, sia al Senato che alla Camera e che oggi ha trovato il coronamento con l’approvazione di un testo all’interno della legge editoria che recepisce quanto abbiamo sostenuto”