Il sindaco di Roma Virginia Raggi

Il sogno del Movimento 5Stelle di governare la capitale d’Italia sta svanendo dopo neppure 100 giorni. La Giunta di Virginia Raggi scricchiola sotto il peso delle dimissioni di assessori e funzionari (cinque, come le stelle del suo movimento, soltanto ieri). E l’ex collaboratrice dello Studio Previti che ha accettato una sfida più grande di lei si sente sempre più sola e accerchiata.
“Tutti parlano di caos e di bufera, ma questo è solo l’inizio”, dice il deputato M5s e vice-presidente della Camera, Luigi Di Maio, l’unico che ancora difende apertamente il primo cittadino di Roma.  “Chi pensava che governare Roma sarebbe stata una passeggiata si sbagliava. Ci siamo fatti tanti nemici, il sistema dell’acqua, dei rifiuti, il No alle olimpiadi”. Ma assicura: “Governeremo Roma. Questo è solo l’inizio. Essere sindaco del M5s non è una cosa semplice, ma noi questa sfida vogliamo prenderla. Quindi noi da domani” faremo le nuove nomine “e andremo avanti perché noi a Roma vogliamo cambiare tutto, lo abbiamo promesso e lo faremo”.
La pensano diversamente altri big del movimento. A cominciare dalle parlamentari romane (quelle elette perchè una dozzina di amici ha messo il loro nome su Internet candidadole) che adesso se la prendono col “raggio magico”. La più nervosa pare la Taverna, quella che teorizzò il famoso «complotto a farci vincere». La senatrice romana, insieme alla deputata Carla Ruocco, rappresenta l’ala più oltranzista. Fosse per loro, aprirebbero subito lo showdown definitivo: «Se Raggi deve cadere — ragiona un esponente grillino — meglio ora che fra un anno». Intenti, per ora, stoppati da Di Maio che sta anche giocando una sua partita interna con Alessandro Di Battista: «Su Roma decide lui, io ho poca voce in capitolo», ha fatto sapere il vicepresidente della Camera.
Mentre Beppe Grillo appare preoccupatissimo. A Roma il Movimento si gioca tutto a partire dalla possibilità di accreditarsi come in grado di governare l’ìintero Paese.