Matteo Renzi e Massimo D'Alema

Matteo Renzi e Massimo D’Alema

Massimo D’Alema nei prossimi giorni presenterà una riforma costituzionale alternativa a quella di Renzi e della Boschi che andrà al voto a novembre. Ci stanno lavorando alacremente tre costituzionalisti, i cui nomi non sono stati ancora resi noti, ma che, assicurano, sono autorevolissimi.
Dettagli a parte il lavoro, che verrà presentato i primi di settembre alla Convenzione del No di D’Alema, è già di fatto concluso: 380 deputati, 160 senatori, fiducia al Governo votata da una sola Camera, e per snellire la legislazione in caso di conflitto tra Camera e Senato un “Comitato di conciliazione” come in Usa.
Dunque il leader Maximo  ha pronto un progetto alternativo a quello del duo Renzi-Boschi e, di fatto, del governo. Un progatto dal quale ripartifre per scavalcare l’attuale premier  soprattutto se nel referendum di novemnbre dovessero vincere i No.
E’ lo stesso D’Alema a chiarire come ha fatto nel corso di un recente dibattito: «Se vincerà il No non succederà niente o. Perché non ci saranno le elezioni anticipate. Invece se andremo avanti così i 5 stelle andranno al Governo».
Ma è chiaro, nel ragionamento dalemiano, che la vittoria del No suonerebbe come una bocciatura del governo e di Matteo Renzi, che di fatto, anche se ora dice di no, sarebbe costretto a dimettersi.
Renzi – argomenta D’Alema – potrà, per convenienza elettorale, anche dire che non si dimetterà; potrà anzi dire quel che vuole. Ma l’Italia non è un piccolo territorio del Quarto mondo e un Premier che viene bocciato, non dalla sua maggioranza parlamentare ma dal popolo da cui emana la sovranità popolare, sulla proposta più qualificante della sua intera attività, non può restare al suo posto.
Come minimo, dunque, dovrà passare per un voto di fiducia alle Camere. E a questo punto tutto potrebbe accadere.