Palazzo Chigi

Mentre nelle zone colpite dal sisma si continua a scavare si pensa al post terremoto e alla ricostruzione. E il governo pensa a un piano, denominato “Casa Italia” per la messa in sicurezza degli immobili nelle aree a rischio. E per reperire i fondi necessari si pensa a una trattativa con l’Unione europea per poterli stanziare in deroga alle attuali norme di bilancio. In sostanza  il governo potrebbe chiedere una interpretazione flessibile del Patto, facendoli rientrare tra gli investimenti che vengono scontati nei limiti del deficit.
Intanto per la ricostrtuzione i fondi stanziati per ora sono i 50 milioni dell’ultimo consiglio dei ministri. Appena sufficienti a gestire l’emergenza. Prima che venga l’inverno nelle zone terremotate dovrebbero essere costruiti i moduli abitativi in legno, quelli per i servizi pubblici tipo scuole (che hanno la priorità) e poi quelli per le attività commerciali. Poi potrà iniziare la ricostruzione vera e propria. Per quella ci sono i fondi europei che dovrebbero essere intorno a 360 milioni di euro.
Nella prossima legge di stabilità è dato per certo un aumento del Fondo per le emergenze, oggi a 234 milioni di euro. Se dall’Europa non arriverà la disponibilità, al governo resteranno poche altre strade. Un rinvio del taglio dell’Ires al 24%. Ma c’è chi comincia a parlare di un aumento dell’Iva. O meglio, la rinuncia alla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia. Impopolare, ma darebbe spazi di spesa per una decina di miliardi.