Stefano Bisi Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia

Stefano Bisi Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia

Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia (GOI)  interviene in merito alle notizie stampa diffuse in queste ore su indagini in corso a Reggio Calabria. Il procuratore Federico Cafiero de Raho, infatti, ha parlato di una ndrangheta ancora pericolosa e forte. Finito il tempo della lupara e della coppola, de Raho ha rimarcato il concetto di un’associazione criminale che ha compiuto un salto di qualità, allargando i suoi tentacoli nei settori imprenditoriali e nelle istituzioni oltre ad avere ottime relazioni con la politica. Un ragionamento, quello di de Raho,  che troverebbe la sua ragion d’essere nell’operazione “Mammasantissima” tesa ad ipotizzare presunti rapporti tra ndrangheta e massoneria. Una struttura segreta che condizionava le Elezioni scegliendo gli uomini da eleggere, che non era conosciuta nemmeno sulla base degli affiliati ed interagiva direttamente con le istituzioni. In pratica il vertice della struttura rappresentava l’elite della ndrangheta.

Ma il capo dei massoni del GOI non ci stà.
“Nella ricostruzione delle vicende giudiziarie che riguardano l’inchiesta di Reggio Calabria sull’intreccio di poteri occulti che avrebbero controllato e condizionato la vita della città, è stata tirata in ballo anche la presenza della Massoneria e di alcuni personaggi che sarebbero affiliati ad essa. dice Stefano Bisi –  Il Grande Oriente d’Italia, pur non avendo nulla a che fare in termini di ruolo, di logge e dei suoi iscritti con la vicenda in oggetto, è stato poi strumentalmente e forzatamente evocato in tale contesto da più organi stampa, facendo ricorso alle dichiarazioni rese da un ex Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia alla Magistratura nel 2014.
In esse Giuliano Di Bernardo, che lasciò l’Ordine all’inizio degli anni Novanta per creare una nuova organizzazione massonica, racconta di un colloquio che sarebbe avvenuto durante una Giunta del Grande Oriente d’Italia nel 1993 e in cui il compianto Gran Maestro Aggiunto, Ettore Loizzo avrebbe ammesso la circostanza che in Calabria ben 28 su 32 officine del Grande Oriente d’Italia erano sotto il controllo della n’drangheta.
Tirare in ballo un morto, che non può minimamente contraddire o puntualizzare la versione dei fatti attribuitagli è sin troppo facile e da furbi, ma allo stesso tempo resta un modo poco elegante e sicuramente non rispettoso della memoria di un grande uomo, il fratello Ettore Loizzo, che anche nella sua esperienza politica da vicesindaco di Cosenza, ha dato ampia prova della sua capacità, e del suo rigore morale.
Così come nella sua allora suprema e indiscussa veste di Gran Maestro il Di Bernardo avrebbe avuto tutti gli strumenti massonici a sua disposizione e sarebbe dovuto prontamente intervenire, per sciogliere le Logge in presunto odore d’illegalità di cui ha parlato nel 2014, o denunciarne i fatti alle autorità competenti. Il non averlo fatto allora sarebbe ancora oggi un atto estremamente grave e incomprensibile.
Il Grande Oriente d’Italia non permetterà a nessuno di gettare ombra o infangare il prestigio di cui gode e intende tutelare l’immagine e il lavoro portato avanti da tanti meravigliosi Fratelli in Calabria e in tutta la Penisola che non meritano una simile gogna mediatica per situazioni che non riguardano l’Istituzione.”.