DeutscheBankTanto tuonò che piovve. E mentre tutti si accalcano attorno al letto del Monte dei Paschi di Siena, Deutsche Bank, il maggior istituto di credito tedesco ha finalmente mostrato tutta la sua fragilità. E siccome adesso nei guai è il colosso tedesco e non più solo la più antica banca del mondo ecco che spunta magicamente la richiesta di aiuti di Stato al sistema bancario. Proprio dalla Deutsche Bank bollata come «fragile» dal Fmi arriva la richiesta di un mega programma di salvataggio e ricapitalizzazione «con denaro fresco», pubblico e in deroga alle norme europee.
Ad avanzarla è David Folkerts-Landau, capo economista della Db, in un’intervista a «Die Welt»
L’Europa è «gravemente malata» e «attenersi strettamente al rispetto delle regole causerebbe un danno maggiore di quello che vorrebbero contribuire a rimediare», rileva Folkerts-Landau, convinto che la stima di 40 miliardi per i malanni italici sia «conservativa». Comunque per il suo fondo ne vuole 110 in più. Evidentemente, pensa che anche in Germania ci siano istituti ad aver bisogno di soldi. E del resto oltre al colosso di Francoforte c’è anche il problema Bremer Landesbank che è parecchio sottocapitalizzata.
Del resto l’articolo 32.4 della direttiva Brrd – la norma che ha riformato le risoluzioni creditizie dopo la crisi scoppiata nel 2008, aprendo la stagione della piena responsabilità di azionisti e investitori (bail-in) – consente la ricapitalizzazione preventiva per gli istituti che, manifestamente, abbiano una situazione patrimoniale incompatibile con la stabilità. Il testo ammette l’erogazione di aiuti di Stato dopo che proprietà e titolari di bond abbiano dato il loro contributo, tuttavia anche qui c’è l’eccezione. L’esborso pubblico può essere totale qualora la condivisione degli oneri generi «esiti sproporzionati» (danni ad azionisti o mercati) o se si minaccia la stabilità dell’istituto.
Ed è quello che chiede l’Italia, inascoltata.
Ma adesso li aiuti di stato li vogliono anche le banche tedesche. E allora….