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Angelino Alfano

C’è anche il ministro dell’Interno tra i politici chiamati in causa da Raffaele Pizza il faccendiere coinvolto nell’inchiesta romana Labirinto, che ieriì ha portato all’arresto di 24 persone tra cui il deputato Ncd Antonio Marotta. Angelino Alfano sarebbe tra le “altissime cariche istituzionali” con cui Pizza avrebbe avuto rapprti. In particolare avrebbe facilitato l’assunzione del fratello del ministro in una ocietà controllata da Poste Italiane.
Infatti Alessandro Alfano è stato nominato nel 2013 dirigente di Postecom, la società dei servizi internet di Poste italiane.
“Pizza sostiene di aver facilitato, grazie ai suoi rapporti con l’ex amministratore Massimo Sarmi, l’assunzione del fratello del ministro in una società del Gruppo Poste”, annota la Gdf nelle carte dell’indagine che ha fatto emergere una rete di contatti imperniata su Pizza.
In una telefonata l’uomo al centro delle indagini spiega: “Angelino lo considero una persona perbene un amico… se gli posso dare una mano… mi ha chiamato il fratello per farmi gli auguri…tu devi sapere che lui come massimo poteva avere 170.000 euro… di stipendio no… io gli ho fatto avere 160.000. Tant’è che Sarmi stesso gliel’ha detto ad Angelino: io ho tolto 10.000 euro d’accordo con Lino (il soprannome di Pizza, ndr), per poi evitare. Adesso va dicendo che la colpa è la mia, che l’ho fottuto perché non gli ho fatto dare i 170.000 euro… cioè gliel’ho pure spiegato… poi te li facciamo recuperare…sai come si dice ogni volta… stai attento… però il motivo che non arriviamo a 170 è per evitare che poi dice cazzo te danno fino all’ultima lira. Diecimila euro magari te li recuperi diversamente”.
Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip Giuseppina Guglielmi scriveva che Pizza “per esercitare e perpetuare il potere di influenza che (come i fatti dimostreranno) gli è notoriamente riconosciuto nell’ambiente degli imprenditori gravitanti nel settore degli appalti pubblici, sfruttando i legami stabili con influenti uomini politici, spesso titolari di altissime cariche istituzionali, si adoperava costantemente per favorire la nomina, ai vertici degli enti e delle società pubbliche, di persone a lui vicine, così acquisendo ragioni di credito nei confronti di queste che, dovendo successivamente essergli riconoscenti, risulteranno permeabili ai suoi metodi di illecita interferenza nelle decisioni concernenti il conferimento di appalti pubblici ed attività connesse”. L’organizzazione, secondo la procura di reati, ha commesso che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale alla corruzione, dal riciclaggio alla truffa ai danni dello Stato e all’appropriazione indebita.