Agghiaccianti retroscena della tratta di esseri umani emergono dall’ultima operazione della Procura di Palermo che ha portato all’arresto di 38 persone tutte, a vario titolo, coinvolte nei traffico di migranti.
Chi non aveva i soldi per affrontare il viaggio in barca per l’Italia «veniva ucciso, gli venivano prelevati gli organi che poi venivano venduti ad alcuni mercanti d’organi egiziani”.
A raccontare i particolari di questo presunto traffico di organi è un collaboratore di giustizia che sta aiutando i magistrati di Palermo a fare luce su un traffico di esseri umani. Nuredin Wehabrebi Atta, 32 anni, il pentito, è un trafficante eritreo arrestato nel 2015. Subito dopo l’arresto ha deciso di vuotare il sacco e di raccontare il funzionamento del traffico di esseri umani
“Talvolta i migranti- spiega –  non hanno i soldi per pagare il viaggio che hanno effettuato via terra, né a chi rivolgersi per pagare il viaggio in mare e allora mi è stato raccontato che queste persone che non possono pagare vengono consegnate a degli egiziani per una somma di circa 15.000 dollari. In particolare questi egiziani sono attrezzati per espiantare gli organi e trasportarli in borse termiche”,
Secondo quest’uomo i morti di cui si viene a conoscenza sono una minima parte tant’è che in Eritrea otto famiglie su dieci hanno avuto delle vittime dovute ai viaggi dei migranti.
L’operazione della Procura palermitana ha portato all’aresto di 38 persone i in diverse città italiane nei confronti di altrettanti indagati ritenuti appartenenti a un network criminale internazionale dedito al traffico di migranti. Individuata a Roma la centrale delle transazioni finanziarie, in una profumeria nei pressi della stazione Termini, dove sono stati sequestrati 526.000 euro e 25.000 dollari in contanti, oltre a un libro mastro riportante nominativi di cittadini stranieri e utenze di riferimento.
Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, all’esercizio abusivo dell’attività di intermediazione finanziaria, nonché di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, tutti aggravati dal carattere transnazionale del sodalizio criminoso.
Le indagini hanno permesso di evidenziare diverse modalità utilizzate dal sodalizio per far arrivare i migranti sul territorio nazionale, non solo via mare ma anche tramite falsi ricongiungimenti familiari. È emerso, inoltre, che i principali indagati gestivano anche una fiorente attività di traffico internazionale di stupefacente del tipo catha, droga importata dall’Etiopia, inserita per la legislazione italiana tra le droghe pesanti.