TerzidiSantAgata“Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non c’entrano niente con la morte dei due poveri pescatori indiani. I marò sono due valorosi uomini delle nostre forze armate che stavano facendo il loro dovere quando la Lexie si è sentita minacciata da un’imbarcazione che stava per intercettarla”. A dirlo è Giulio Terzi di Sant’Agata che era ministro degli Esteri del governo Monti quando scoppiò la crisi italo-indiana. E che attualmente è  presidente del Global Committee for the Rule of Law, organismo internazionale che promuove la conoscenza degli obblighi sui diritti umani.
Sulla vicenda, secondo l’ex ministro, si è sempre dichiarato innocentista: “L’incidente in cui è stata coinvolta la petroliera italiana è avvenuto a decine di miglia e a diverse ore di distanza da quello che ha causato le due vittime. La stessa autopsia ha rilevato proiettili di calibro diverso da quello in dotazione al nucleo di protezione Armata sulla Lexie. Questi e altri particolari sono stati dimostrati dalla documentazione che l’India ha dovuto presentare alla Corte Arbitrale delle Nazioni Unite”.
Terzi individua anche alcune responsabilità da parte dei governi Monti e Letta: “Dopo due anni di colpevoli ritardi e incertezze, che hanno interessato anche il periodo in cui Enrico Letta è stato a Palazzo Chigi, il governo è stato indotto “a furor di popolo” a riattivare il percorso dell’internazionalizzazione e dell’Arbitrato. Questa strada è stata avviata a inizio marzo 2013 dal governo Monti, salvo poi effettuare la vergognosa giravolta tradottasi nel rinvio in India di Latorre e Girone, nonostante la mia posizione nettamente contraria”.
Inoltre per come sono andate le cose con il rientro in porto della nave italiana, appare oggi evidente che ci sia stata tesa una vera e propria trappola.
“L’inversione di rotta della Lexie verso le acque territoriali indiane, dichiarava l’allora ministro della Difesa Di Paola fu autorizzata dallo stesso ministero italiano per l’asserita necessità di cooperare con l’India nelle operazioni antipirateria, non ravvisandosi in quel momento il sospetto che si trattasse di una trappola. – riorda Terzi – Una volta attraccato al porto di Kochi, il comandante Vitelli venne informato dell’indagine sulla morte di due pescatori, nonostante l’India non avesse, ai sensi della Convenzione sul Diritto del Mare ratificata da entrambi i Paesi, alcun titolo per giudicare un incidente avvenuto in acque internazionali. Iniziano qui le vicissitudini di Latorre e Girone”.
Una vicenda, che, comuqnue, resta ancora da chiarire. E per questo Terzi, insieme ad altri parlamentari, auspica una commissione d’inchiesta che faccia luce su tutti i vari aspetti. Anche perchè il sospetto è che, dietro l’arresto dei nostri due militari, si siano voluti coprire ben altri interessi sia da parte italiana che indiana.