Nunzio Galanttino - Segretario CEI

Nunzio Galanttino – Segretario CEI

La Commissione europea non ha ancora ricevuto risposte alle richieste di chiarimenti legali ed operativi sugli hotspot contenute tanto nella lettera inviata dal Commissario Dimitris Avramopoulos ai ministri Gentiloni ed Alfano il 13 maggio, quanto in quella di venerdì scorso del direttore generale della Dg affari interni Matthias Ruete al capo della polizia, Franco Gabrielli. Gli hotspot sono utili all’identificazione dei profughi in arrivo in Europa, che una volta identificati devono restare nel Paese di arrivo, ossia in Italia.Da qui le richieste della Commissione che non vuole di fatto la spartizione dei migranti tra i vari Paesi.
Intanto, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha detto in un’intervista alla Cnn International che l’immigrazione non é solo un problema italiano. “Il rischio è che il problema dell’immigrazione venga di nuovo considerato come un problema italiano. E non è un problema italiano”. Il ministro ha aggiunto che “l’Europa ha bisogno di un campanello di allarme” per quel che riguarda il problema dei migranti.
E sul tema dei profughi si è rifatto vivo il segretario della Cei, Mons. Nunzio Galantino.
“La partenza di migranti in fuga da situazioni drammatiche avviene sempre più in situazione di insicurezza, attraverso trafficanti senza scrupoli, al punto tale da rendere difficile ogni soccorso soprattutto in acque libiche non presidiate dalle operazioni di salvataggio delle navi europee. Quelle morti sono uno schiaffo alla democrazia europea, incapace di salvaguardare e proteggere persone in fuga da situazioni create anche dalla politica estera e da scelte economiche europee. Purtroppo, non si è avuto il coraggio di creare “canali umanitari” ha detto in un’interbvista a un giornale.
Secondo Galantino “l’accoglienza dei richiedenti asilo dev’essere strutturata in tutti i 28 Paesi europei. Non si possono, infatti, salvare le persone e poi non offrirgli una possibilità di futuro. Una seconda azione concreta rimane quella di organizzare “corridoi umanitari”. In questo modo si eviterebbe anche la crescita di una tratta di esseri umani oggi gestita da mafie e da terrorismo. Una terza azione concreta riguarda la possibilità di offrire un permesso di protezione umanitaria a tutti i migranti ospitati in strutture da oltre un anno e che oggi costituiscono un popolo che si allarga sempre più. In questo modo si ripartirebbe dalla legalità per costruire successivamente percorsi di giustizia e di solidarietà”.