Un ingresso della sede centrale della Banca Popolare di Milano dove questa sera, 12 ottobre 2011, Marcello Messori e Matteo Arpe hanno partecipato ad un incontro organizzato dai sindacti FABI FIBA con i dipendenti in vista dell'assemblea in programma il prossimo 22 ottobre. MATTEO BAZZI / ANSA

I consigli di amministrazione di Bpm (Banca Popolare di Milano) e Banco Popolare hanno dato il via libera definitivo al progetto di fusioni dalle quali nascerà un nuovo gruppo bancario che sarà denominato Banco Bpm. E’ quanto ufficializza una nota iche segnala che la fusione avverrà in base a rapporti di cambio che attribuiscono ai soci di Verona il 54,626% del capitale della nuova capogruppo e agli azionisti di Milano il 45,374%.
E’ previsto che una quota dell’utile netto non superiore al 2,5% possa essere destinata ai territori di riferimento.

Intanto a Unicredit l’ad Federico Ghizzoni si prepara a lasciare e manterrà le deleghe fino alla nomina del successore.
“ll cda di Unicredit e l’ad Federico Ghizzoni – si legge in una nota dopo il cda straordinario – hanno constatato che sono maturate le condizioni per un avvicendamento al vertice del gruppo. Ghizzoni ha quindi dato la propria disponibilità a definire, insieme al presidente, un’ipotesi di accordo per la risoluzione del rapporto impegnandosi a mantenere le proprie funzioni fino alla nomina del suo successore supportandolo adeguatamente nell’opportuna fase di transizione”.
Tra i candidati alla successione di Ghizzoni per la guida di Unicredit spunta il nome di Gaetano Miccichè, attualmente alla presidenza di Banca Imi. Nei giorni scorsi erano circolati tra gli altri anche i nomi di Marco Morelli, Flavio Valeri, Jean Pierre Mustier e Andrea Orcel.
Per il successore di Ghizzoni due le direttrici da seguire: rinunciare ad alcune attività, anche all’estero (peraltro profittevoli) e una razionalizzazione incisiva in Italia (non solo sul personale). Il tutto per bilanciare un’operazione di rafforzamento patrimoniale che sembra essere inevitabile. Gli analisti di JpMorgan (che confermano l’underweight) calcolano un fabbisogno di nuovo capitale fino a 9 miliardi, che potrebbe essere soddisfatto con un aumento di per 5 miliardi, la cessione del 45% di Fineco e del 20% di Bank Pekao, di cui il gruppo controlla circa il 50 per cento. ‘Gioiellini’ che, insieme alla turca Yapi kredi, incidono sull’utile del gruppo per almeno il 40%.