ImmigrazioneSul tema immigrazione Ankara scherza col fuoco: incassa i miliardi Ue per chiudere la rotta con la Grecia, itinerario priilegiato per la Germania, e sposta i profughi verso l’Italia.
Così se Lesbo, grazie ai tre miliardi di euro pagati dall’Ue per chiudere la via dell’Egeo, ora respira, i problemi sono per la Puglia e la Calabria, agevolmente raggiungibili dalla nuova rotta che dai porti di Smirne, Antalya e Bodrum punta direttamente in Italia.
Negli ultimi due mesi le organizzazioni di trafficanti composte da boss turchi e scafisti ucraini hanno fatto arrivare dalla penisola anatolica più di 400 persone che vanno ad aggiungersi alle migliaia provenienti dai Paesi della sponda sud del mare Mediterraneo.
E se numericamente parlando, per il momento il fenomeno è contenuto, negli ambienti investigativi l’allerta è alta. Sia per la consapevolezza che i volumi di traffico lieviteranno rapidamente, sia perché le modalità della traversata rendono molto più difficile il lavoro di contrasto. Se dalla Libia partono i gommoni rabberciati e dall’Egitto i vecchi pescherecci, i mezzi prediletti dai clan turchi sono barche a vela e piccole imbarcazioni battenti bandiera di qualche stato rivierasco. Non un dettaglio perché, come spiega un investigatore in prima linea contro l’immigrazione clandestina, “è ancora più difficile intercettare i trafficanti in quanto usano gli stessi natanti dei diportisti”.
Infatti la maggior differenza tra gli sbarchi provenientgi dalla Turchia e quelli dalla libia è nel fatto che i migranti che arrivano dall’Egitto attraverso la Turchia sono facoltosi e disposti a pagare alte cifre in cambio di tranquillità delle fasi precedenti all’imbarco (case sicure a Istanbul al posto delle fattorie lager della Libia) e soprattutto il fatto di non viaggiare a bordo di carette scassate e sovraccariche che troppo spesso colano a picco. Altra garanzia è che al timone, al posto degli scafisti improvvisati, ci sono veri e propri equipaggi: dallo skipper al meccanico di bordo, tutta gente esperta con molte ore di navigazione sulle spalle.
Infine, a differenza dei viaggi dal nord Africa, una volta in acque internazionali dall’imbarcazione non viene lanciato nessun mayday alla Guardia costiera perché l’obiettivo dei trafficanti è arrivare sottocosta e sbarcare i passeggeri sulla terraferma per poi riprendere il mare indisturbati senza rischi di arresti o confisca delle imbarcazioni.
Secondo gli investigatori italiani ed europei, questi episodi rappresentano le avvisaglie di ciò che entro pochi mesi potrebbe diventare la regola. Con migliaia di nuovi immigrati che entreranno nel nostro territorio anche da questa nuova porta d’accesso.