magistratigrandiIn Italia c’è una categoria di lavoratori che continua ad avanzare in carriera anche se non svolge il lavoro. Si tratta dei magistrati che continuano ad avanzare di grado (e di stipendio) anche se non esercitano più da tampo l’attività.
Per sempio i magistrati prestati alla politica hanno sempre diritto di chiedere, e ottenere, una valutazione di professionalità come se non avessero mai lasciato le aule di tribunale, con tutto ciò che significa in termini di progressione di carriera, attribuzione degli aumenti periodici di stipendio e del trattamento di quiescenza e di previdenza. E questo anche se per anni non si è svolta più alcuna attività “togata”.
Un caso per tutti, riportato da alcuni giornali, è quello del sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri che ritiene corretto che anche un magistrato in aspettativa prosegua la sua carriera pur non svolgendo funzioni giurisdizionali. “Anzi, va visto come un arricchimento di entrambe le sfere”, dice.
Vediamo la sua vicenda.  Magistrato dal 1999 e fuori ruolo complessivamente da oltre sette anni. Nel 2014 gli è stata accordata la quarta valutazione di professionalità, nonostante nel quadriennio precedente (quello oggetto di esame) fosse stato impegnato prevalentemente fuori dalle aule giudiziarie. Sottosegretario alla Giustizia con il governo di Enrico Letta e con quello di Matteo Renzi, il ministero due anni fa gli ha riconosciuto tutti i meriti per un ulteriore scatto di carriera dopo averne certificato l’indipendenza, la capacità e l’impegno come se fosse una toga qualunque. Peccato fosse al Governo.
Ma il suo non è certamente un caso isolato. Infatti il Parlamento pullula di magistrati che pur dividendosi tra Camera e Senato continuano a collezionare promozioni e avanzamenti di carriera. Il record assoluto spetta ad Anna Finocchiaro, fuori ruolo dalla magistratura da ventotto anni e tre mesi ma giudicata tanto brava ed efficiente dagli organi di valutazione delle toghe da ottenere promozioni ed avanzamenti continui di carriera. Anna Finocchiaro non torna in un’aula di tribunale dal 1987, ma questo non le ha impedito di ottenere, nel frattempo, ben sette valutazioni di professionalità, il massimo previsto in termini di progressione di carriera per i magistrati.
Altro caso è quello di Felice Casson che ha dismesso la toga da 10 anni e 9 mesi. In tutto, nella sua carriera, è già arrivato a quota sette valutazioni professionali, l’ultima delle quali ottenuta quando era già a Palazzo Madama.
A Montecitorio il deputato di Scelta Civica, Stefano Dambruoso, è fuori ruolo dalla magistratura da oltre 11 anni ma il Consiglio superiore della magistratura gli ha appena assegnato la sesta valutazione di professionalità nella stessa seduta in cui è stata riconosciuta anche al presidente dell’Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone.
Presso la commissione Giustizia della Camera – attualmente presieduta, guarda caso, da Donatella Ferranti (che la toga l’ha dismessa, momentaneamente, da 17 anni arrivando comunque al top della carriera da magistrata) – giace da almeno due anni un ddl che vorrebbe riorganizzare le regole di ingaggio per le toghe che decidono di partecipare alle competizioni elettorali. Ma naturalmente tutto è fermo. Perchè non covinene a lorsignori che si disciplini la materia?