ilva_tarantoIl complesso siderurgico Ilva di Taranto potrebbe essere presto acquisito da una cordata italo-indiana composta dal Gruppo Margegaglia e da Arcelor Mittal.
I due gruppi hanno comunicato ufficialmente ai commissari straordinari Ilva la volontà di costituire una joint venture per presentare l’offerta vincolante per l’acquisizione dell’acciaieria. La cordata avrebbe come capofila gli indiani, mentre il gruppo Marcegaglia entrerebbe con una quota del 15-20%.
Non è escluso l’ingresso di altri soci, ma i due gruppi sarebbero anche pronti a partecipare da soli.
Secondo indisrezioni alla guida della Nuova Ilva verrebbe chiamato l’ex amministratore delgato di Eni, Paolo Scaroni.
Intanto proseguono in maniera serrata anche i contatti tra le imprese che potrebbero costituire l’altra cordata interessata all’Ilva: i turchi di Erdemir con il gruppo Arvedi. A questa seconda cordata potrebbe partecipare anche il patron di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, attraverso la sua holding Delphin.
Pronta a scendere in campo, con una quota di minoranza oscillante tra il 20 e il 30%, la Cassa depositi e prestiti. La scelta su quale cordata affiancare, spiega il giornale, ancora non è stata presa. Dalla Cassa fanno sapere che la decisione si basera’ sulla valutazione del piano più solido. Le offerte vincolanti devono essere formalizzate entro il 30 maggio, il closing dell’operazione è pero’ fissato per il 30 giugno.

Sempre per le acciaierie Ilva di Taranto lo Stato italiano è formalmente sotto processo di fronte alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, con l’accusa di non aver protetto la vita e la salute di 182 cittadini di Taranto dagli effetti negativi delle emissioni dell’Ilva. La Corte di Strasburgo ha ritenuto sufficientemente solide, in via preliminare, le prove presentate, e ha così aperto il procedimento contro lo Stato. A rivolgersi a Strasburgo sono stati, nel 2013 e nel 2015, 182 cittadini che vivono a Taranto e nei  comuni vicini. Alcuni rappresentano i congiunti deceduti, altri i figli minori malati. Nel ricorso sostengono che “lo Stato non ha adottato tutte le misure necessarie a proteggere l’ambiente e la loro salute, in particolare alla luce dei risultati del rapporto redatto nel quadro della procedura di sequestro conservativo e dei rapporti Sentieri”.