immigratigrandeRischia di diventare colossale il flusso di migranti diretto dalla Libia all’Italia.
“In generale si attende un aumento del numero dei migranti che cercheranno di raggiungere l’Ue. Nella sola Libia ce ne sono 800 mila in attesa di partire”, si legge in un rapporto di Europol-Interpol sui network di trafficanti di esseri umani pubblicato oggi. “.  Dal rapporto emerge che lo scorso anno il traffico di esseri umani ha generato un giro d’affari tra i 5 ed i 6 miliardi di dollari Il governo Serraj inizia a lavorare senza il via libera della Camera dei rappresentanti di Tobruk Il Consiglio presidenziale libico ha autorizzato il governo di accordo nazionale ad insediarsi a Tripoli, in Libia, anche senza il via libera della Camera dei rappresentanti di Tobruk, il parlamento che si riunisce in Cirenaica.
E’ quanto scrive oggi quotidiano libico edito in lingua inglese “Libya Herald”, precisando che è stato firmato un decreto “ad hoc” affinché “ministri designati” possano iniziare a lavorare per espletare le funzioni urgenti da subito. Non vi sono modifiche alla squadra di governo annunciata tre mesi fa, anche se i cosiddetti “ministri di stato” con responsabilità speciali sono ora considerati a pieno titolo membri del governo (composto quindi di 18 ministri e non più solo 13). A questi si aggiungono i nove membri del Consiglio di presidenza: il presidente del Consiglio Sarraj, cinque vice primi ministri e altri tre ministri con responsabilità generali. Due di questi nove membri, tuttavia, si sono “autosospesi” perché fedeli all’entità governativa che si riunisce ad al Badya (vicino Tobruk) e a Bengasi, seconda città della Libia e roccaforte del generale Khalifa Haftar, capo di Stato maggiore dell’autoproclamato Esercito libico. La mossa segue una simile decisione del Consiglio di Stato, organo consultivo che ha iniziato ad operare nonostante la Camera dei rappresentanti di Tobruk non si sia ancora espressa in merito. Proprio ieri i ministri giunti a Vienna per la riunione co-presieduta da Italia e Stati Uniti “formato di Roma” (membri permanenti del Consiglio di sicurezza, alcuni paesi europei e della regione, organizzazioni internazionali e regionali) hanno confermato il loro “sostegno politico” al governo di accordo nazionale guidato dal premier Fayez al Sarraj, riconosciuto quale unico rappresentante legittimo del popolo libico. Kerry: cercheremo di revocare l’embargo Appoggeremo il consiglio di presidenza e cercheremo di revocare l’embargo e fornire gli strumenti necessari per contrattaccare Daesh”, ha detto il segretario di Stato Usa John Kerry dalla conferenza ministeriale sulla Libia a Vienna. “L’imperativo è l’appoggio unanime al governo di unità libico per aiutare il Paese ad affrontare la crisi economica e aiutare la popolazione”, ha aggiunto Kerry, in conferenza stampa a Vienna dopo la conferenza presieduta insieme al ministro italiano degli Esteri, Paolo Gentiloni. Gentiloni: la chiave è la stabilizzazione “La stabilizzazione della Libia è la chiave per combattere il terrorismo. Senza si rischia un conflitto interno, anche armato”, ha affermato Gentiloni. “Cercheremo di rafforzare l’accordo politico, per combattere contro l’Isis, incluso il generale Haftar, ma serve il riconoscimento pieno” del governo di unità nazionale.  L’Italia, al pari degli altri Paesi europei presenti a Vienna ha declinato l’invito del governo di Fayez al Sarraj per la protezione degli uffici della missione Onu a Tripoli, per la quale “serve una forza multinazionale”, ha poi detto Gentiloni a Vienna. Per Roma, è prioritaria la difesa della sede diplomatica italiana nella capitale libica, la cui riapertura è prevista nei prossimi mesi. “Unificare comando forze contro Isis”. Conferenza di Vienna: sicurezza punto chiave “La sicurezza è un punto chiave del futuro della Libia. Riconosciamo la necessità di rafforzare gli sforzi di coordinamento tra le forze militari e di sicurezza libiche e le invitiamo a creare rapidamente un comando unificato per coordinare la lotta a Daesh”, si legge nel documento finale della Conferenza sulla Libia di Vienna. “Garantire la sicurezza e difendere il Paese dal terrorismo deve essere il compito di forze nazionali unificate e rafforzate. I libici devono combatterlo con unità”, prosegue il testo.