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Matteo Renzi e Angelino Alfano

Dietrofront del ministro dell’Interno sul voto alle amministrative del 5 giugno prossimo. Dopo l’annuncio di consentirte il voto anche lunedì 6 a causa del lungo ponte della festa dells Repubblica, ha lasciato tutto come era. Si voterà, dunque, colo domenica 5 con ballottaggi domenica 19 giugno.
“Avevo proposto l’estensione del voto sia al lunedì di questo turno amministrativo che a quello della consultazione referendaria, e ovviamente per tutte le elezioni a seguire, per andare incontro – ha spiegato Alfano nel corso del Consiglio dei ministri – a una istanza che mi veniva rappresentata da più parti e cioè di ampliare la partecipazione al voto e ridurre i rischi di astensione dalle urne. Esigenza che, tra l’altro, mi era stata rappresentata in prima battuta proprio da quei partiti di opposizione che, in questi giorni, ne hanno poi approfittato per attaccare il governo su presunte paure presenti e future”.
In realtà sarebbe stato il rpemier a far cambiare idea al cuo ministro. Renzi ha, infatti, scelto con oculatezza la data del voto preferendo una bassa affluenza alle urne, eventualità che favorirebbe i candidati del Pd.

Intanto il Consiglio di Stato, accogliendo il ricorso della lista “Sinistra per Roma – Fassina sindaco”, l’ha ammessa a partecipare alle prossime amministrative per le elezioni del primo cittadino e dell’Assemblea capitolina. Lo ha deciso la III Sezione in sede giurisdizionale. La lista era stata esclusa per la mancanza della data nei moduli di autenticazione delle firme per la candidatura.
Riammessa anche la lista di Fratelli d’Italia per l’elezione del Consiglio comunale di Milano. La lista era stata esclusa per mancata presentazione delle dichiarazioni di assenza delle cause di incandidabilità. L’esclusione – informa una nota – è stata ritenuta “illegittima in quanto è risultato che tali dichiarazioni fossero state depositate complete in tutti gli elementi il giorno successivo, e il ritardo fosse da addebitare a un comportamento della stessa amministrazione”. Anche in questo caso il Consiglio di Stato ha riformato la sentenza del Tar.