Il Ministro Maria Elena Boschi in aula

Il Ministro Maria Elena Boschi in aula

La Camera dei deputati ha approvato la fiducia posta dal governo sul disegno di legge sulle unioni civili. Hanno votato a favore 369 parlamentari, 193 i contrari, 2 gli astenuti. Il voto finale sul testo è atteso entro sera dopo l’esame del provvedimento nel suo complesso.
L’Assemblea di Montecitorio passa dalle 16 all’esame del 39 ordini del giorno al testo. Il percorso della legge è stato accompagnato — come era successo in febbraio al Senato — da una scia di polemica e da tanta tensione in Aula. Su Facebook prima del voto il premier Matteo Renzi ha scritto: «È un giorno di festa per tanti, oggi. Per chi si sente finalmente riconosciuto. Per chi vede dopo anni che gli vengono restituiti diritti talmente civili da non aver bisogno di altri aggettivi Per chi stanotte ha fatto fatica a prendere sonno, per chi da giorni ci scrive chiedendo dove festeggiare, per chi semplicemente non sta più nella pelle. È un giorno di festa per tanti, oggi. In queste ore decisive tengo stretto nel mio cuore il pensiero e il ricordo di Alessia (un’amica di Renzi in prima fila per le unioni civili, ndr). E questo mi basta. Perché le leggi sono fatte per le persone, non per le ideologie. Per chi ama, non per chi proclama Scriviamo un’altra pagina importante dell’Italia che vogliamo. Lo facciamo mettendo la fiducia perché non erano possibili ulteriori ritardi dopo anni di tentativi falliti. Lo facciamo con umiltà e coraggio. Ma lo facciamo adesso perché in Italia non è più possibile continuare a rinviare tutto».
Aria di festa in aula. Il ministro Maria Elena Boschi si è presentata indossando una coccarda arcobaleno. Applausi all’approvazione della fiducia da parte di molti deputati.

Non mancano le critiche.
È tornata all’attacco la Cei, con le parole di martedì del segretario monsignor Nunzio Galantino: «Il voto di fiducia è una sconfitta per tutti». Questa mattina, invece, in un’intervista a Repubblica, ha parlato Massimo Gandolfini, portavoce del comitato «Difendiamo i nostri figli», che organizza il Family day: «Renzi va fermato, a ottobre bisogna dire no al referendum costituzionale. Il ddl Cirinnà è una legge anticostituzionale», con un «iter profondamente offensivo dei regolamenti e della Costituzione. Il percorso in Parlamento? Un vero atto di inciviltà democratica e arroganza politica». Alla Conferenza episcopale italiana replica il ministro della Giustizia, Andrea Orlando: «Ho rispetto per la Cei ma ritengo quella scelta necessaria e anche un po’ tardiva rispetto a ciò che si è sviluppato nel tempo nella società e a diritti che da troppo tempo chiedono un riconoscimento, e da ministro della Giustizia aggiungo che da anni la Corte di Strasburgo ci segnala che categorie di cittadini non hanno un riconoscimento per legge dei propri diritti».

COSA PREVEDE IL TESTO APPROVATO

Il disegno di legge disciplina “l’unione civile tra persone dello stesso sesso”.

CHI RIGUARDA
Per chiedere di essere uniti civilmente bisogna essere “due persone maggiorenni dello stesso sesso”. Consiste in una dichiarazione pubblica davanti a un ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni, che poi viene registrata nell’archivio dello stato civile.
Non possono contrarla persone già sposate o unite civilmente e le cause di invalidità dell’unione sono le stesse previste per il matrimonio civile (interdizione per infermità mentale; persone imparentate; condannate in via definitiva per l’omicidio o il tentato omicidio di un precedente coniuge o contraente di unione civile dell’altra parte; quando il consenso all’unione è stato estorto con violenza o determinato da paura).

COSA COMPORTA
Le due persone possono scegliere quale cognome comune assumere, concordare una residenza comune e scegliere il regime patrimoniale preferito, tra comunione e separazione dei beni.
La legge prevede esplicitamente che “le disposizioni che si riferiscono al matrimonio” si intendono applicate alle persone che si uniscono civilmente.
In caso di malattia o di morte di una delle due parti, l’altra può essere designata a prendere decisioni.
In caso di morte di una delle parti, il partner ha diritto all’eredità e alla pensione di reversibilità.
Si applica alle unioni civili la anormativa sul ricongiungimento familiare, sul congedo matrimoniale, sugli assegni familiari e sui trattamenti assicurativi.

LO SCIOGLIMENTO DELL’UNIONE
L’unione civile si scioglie per morte di uno dei coniugi o per volontà di una delle due, manifestata davanti all’ufficiale di stato civile. In questo caso l’unione si scioglie dopo tre mesi dalla dichiarazione.
In caso di cessazione della convivenza, il giudice può stabilire il diritto di una delle due parti di ricevere alimenti, nel caso sussista lo stato di bisogno.