Un badante per Davigo

Piercamillo Davigo

Piercamillo Davigo
Piercamillo Davigo

Dopo le esternazioni contro la politica del neopresidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm)  è tregua armata all’interno dell’organismo di rappresentanza dei giudici. Soprattutto vari giudici e parte di Magistratura Indipendente avevano espresso con forza il loro disagio per i toni usati dal prosidente.
A Davigo è stato fatto notare che la sua elezione per acclamazione doveva essere un messaggio chiaro per tutti. La decisione di dar vita, dopo anni, ad una Giunta unitaria dell’Anm voleva significare essenzialmente condivisione di responsabilità e valorizzazione di idee diverse. Il tutto finalizzato ad una linea politica univoca che lasciasse da parte gelosie e sterili protagonismi.
Così per evitare nuove “fughe in avanti” e scongiurare il ritornare allo scontro politica-giustizia di berlusconiana memoria, si è così deciso di valorizzare il ruolo del Segretario generale e di tutta la Giunta che coadiuverà più attivamente l’operato del presidente Davigo.
Francesco Minisci, l’attuale Segretario generale dell’Anm, per la cronaca, è uno dei più stretti collaboratori del procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, con il quale è coassegnatorio di delicati fascicoli sulle infiltrazioni mafiose nella Capitale. Ma altri due sono gli elementi che legano i due magistrati. Il primo la comune appartenenza ad Unicost, la corrente di centro delle toghe, il secondo è l’attività prestata in Calabria dove Pignatone è stato procuratore di Reggio Calabria e Minisci, come Pubblico Ministero Antimafia, conducendo alcune tra le più importanti indagini nei confronti delle cosche ‘ndranghetistiche del cosentino degli ultimi anni.
Con questo, apparente, equilibrio rinnovato l’Anm ha quindi deciso di proseguire il suo mandato fino al 2017. Quando, salvo imprevisti, dovrà essere scelto il successore di Davigo.
Proprio l’ex pm di mani pulite sembra aver cambiato già da ieri registro comunicativo: «Siamo da sempre disponibili al dialogo», ha detto lasciando il Palazzo delle toghe. Poi l’apertura ad Orlano: «Mi sembra che il ministro abbia fatto dichiarazioni incoraggianti».
Minisci ha invece parlato di forte collegialità: «La giunta si è svolta in un clima di grande pacatezza» Poi l’annuncio della nuova linea dell’Associazione nazionale magistrati: «Non intendiamo alimentare lo scontro» ha chiosato. Parole distensive anche dal vicepresidente Luca Poniz: «Davigo non aveva nulla di cui scusarsi, c’è stata una lettura drammatizzata, sbagliata e fuorviante delle sue dichiarazioni». Insomma, tra le toghe tira aria di tregua.

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