motorino biciUna vera e propria stangata, un caso che farà giurisprudenza: sei anni di squalifica per Femke Van den Driessche, la 19enne belga che aveva usato una bici con un motorino elettrico agli scorsi mondiali under 23 di ciclocross a Zolder. La squalifica è il primo caso di doping meccanico accertato e sanzionato da quando è previsto nel regolamento Uci (la federciclismo mondiale) e ha effetto a partire dal 11 ottobre.

La pena inflitta dalla commissione disciplinare dell’Uci prevede anche una multa di 20.000 franchi svizzeri (circa 19mila euro) e il pagamento delle spese del procedimento, oltre alla restituzione delle medaglie e dei premi in denaro ricevuti nel periodo coperto dalla squalifica, compreso il campionato europeo under 23 di ciclocross vinto il 7 novembre in Olanda a Huijbergen (in quella gara la azzurra Alice Maria Arzuffi ha conquistato il bronzo).

Sono due gli articoli del regolamento che sono stati contestati a Van den Driessche: il 1.3.010, che riguarda la propulsione, e il 12.1.013bis sulla frode meccanica, che prevede squalifiche a partire da sei mesi e un minimo di multa di 20.000 franchi. Nel comunicato sulla squalifica della 19enne, l’Uci ha anche spiegato in parte le modalità con cui è stato scoperto il motorino nascosto nella bici a Zolder: “La bici è stata scansionata usando la tecnologia con risonanza magnetica sviluppata dall’Uci durante l’anno. Questa ha rilevato la presenza del motore nell’area dei box. Il motore era un Vivax nascosto con la batteria posta nel reggisella. Era controllato da un pulsante con Bluetooth istallato sotto il nastro del manubrio”.