Un tribunale distrettuale di Oslo ha stabilito che i diritti umani di Anders Breivik sono stati violati in carcere. Breivik è l’autore della strage di Utoya, il 22 luglio del 2011, quando uccise 77 persone, quasi tutti giovanissimi. Le carceri norvegesi sono considerate come tra le migliori al mondo, e quelle dove i detenuti sono trattati meglio, ma Breivik non la pensa così, tanto che nel luglio scorso intentò causa allo Stato norvegese per trattamento inumano. E ora Breivik ha vinto in parte la causa da lui intentata contro lo Stato. Per la Corte di Oslo, invece, lo Stato norvegese non ha violato il diritto di Breivik a una vita privata e a una vita familiare. Facendo causa allo Stato norvegese, Breivik contestava infatti due presunte violazioni durante la sua detenzione: quella del diritto ad avere una vita privata e quella del divieto di trattamento disumano. Il tribunale distrettuale ha ritenuto che le condizioni di detenzione di Anders Behring Breivik hanno rappresentato una violazione dei diritti dell’uomo all’articolo 3 sul trattamento inumano. Fattori decisivi sono stati la lunghezza dell’isolamento, la giustificazione insufficiente, i diritti limitati di ricorso e per ottenere misure compensative.
Secondo Breivik, insomma, l’isolamento e il controllo delle comunicazioni a cui è sottoposto viola due articoli della Convenzione europea dei diritti dell’uomo: il divieto di trattamenti inumani e il rispetto della privacy. La denuncia si riferisce alla sua permanenza nel carcere situato a 130 chilometri dalla capitale dove è stato trasferito nell’autunno 2013.  L’autore dell’efferata strage, 37 anni, lamenta il poco contatto sociale, limitato esclusivamente al personale carcerario e il troppo controllo delle sue comunicazioni postali e telefoniche, che limiterebbero la possibilità di relazioni sociali