Un particolare della piazza centrale di Brescello (RE)

Un particolare della piazza centrale di Brescello (RE)

Il Consiglio Comunale di Brescello, in provincia di Reggio Emilia, è stato sciolto dal Consiglio dei Ministri per infiltrazioni mafiose.
«Su proposta del Ministro dell’interno, Angelino Alfano, il Consiglio dei ministri ha deliberato lo scioglimento del Consiglio comunale di Brescello, nel quale sono state accertate forme di condizionamento della vita amministrativa da parte della criminalità organizzata» reca un comunicato del Governo.
Il Comune, noto ai più per essere il paese di Peppone e Don Camillo, è da sempre amministrato dal PD.
In particoalre negli ultimi 30 anni dalla famiglia Coffrini. Gli ultimi due sindaci sono stati Ermes Coffrini e suo figlio Marcello dimessosi pochi mesi fa  a seguito delle polemiche politiche scaturite dai loro giudizi espressi pubblicamente su Francesco Grande Aracri di Cutro. Per intendersi, Nicolino, il più famoso dei fratelli Grande Aracri, è considerato punto di riferimento della ‘ndrina reggiana sgominata dall’inchiesta “Aemilia” della Dda di Bologna.
Nessuno dei Coffrini risulta indagato o coinvolto in inchieset penali. Tuttavia nel Comune da loro amministrato si sono verificati vari episodi inquietanti.
Proprio qui, per esempio, nel 1992 si consumò uno dei primi delitti di mafia in terra emiliana:  quello di Giuseppe Ruggiero, freddato in una guerra tra cosche.
La Dda  ha da tempo messo sotto osservazione il comune emiliano. Si era già occupata delle elezioni di Brescello del 2009, dove diverse intercettazioni sono finite agli atti dell’operazione Aemilia. Da una conversazione, in particolare, emergeva che Alfonso Diletto, arrestato e ora imputato per associazione mafiosa, avrebbe influenzato un candidato consigliere. La figlia Jessica, inoltre, si era presentata in una delle liste.
Ma tornando al procedimento amministrativo, tutto è partito da un dossier informativa dei carabinieri, presentato al prefetto Raffaele Ruberto. Nella relazione ci sono tutti gli elementi per chiedere la commissione d’accesso, che viene disposta dal ministro degli Interni e si insedia a giugno. Accanto ai tre funzionari, c’è un team formato da carabinieri con diverse specializzazioni, oltre ai referenti della questura e della Finanza. Il team entra negli uffici comunali e comincia a mettere insieme dati, incrociare documenti, verificare atti amministrativi.
Dopo sei mesi la relazione di oltre 300 pagine è pronta. Viene subito segretata per evitare che ci siano fughe di notizie che possano compromettere l’esito della procedura amministrativa.
Ma circolano voci che i commissari avrebbero trovato elementi utili per lo scioglimento del comune. Il Pd comincia a fare pressing sul sindaco Marcello Coffrini, che a fine gennaio decide di rassegnare le dimissioni.
Imbarazzante il silenzio del PD che in altre occasione tanto ha tuonato contro le connessioni tra politica e criminalità organizzata.