reggio calabriaREGGIO CALABRIA Per nascondere gli errori commessi in sala parto avevano creato un «sistema» a garanzia e a tutela della loro immagine professionale di medici integerrimi, che li sottraesse anche a possibili risvolti giudiziari qualora ci fosse stata una denuncia per sospetto caso di malasanità. Il metodo per coprirsi a vicenda non è servito, però, perché giovedì mattina i finanzieri del comando provinciale di Reggio Calabria, guidati dal colonnello Alessandro Barbera si sono presentati in casa di quattro medici in servizio agli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria e gli hanno notificato il provvedimento di arresti domiciliari.

Altri sei medici e un’ostetrica sono stati sospesi dalla professione. L’inchiesta della procura distrettuale di Reggio Calabria ha messo a nudo il «sistema» di malasanità che ha causato la morte di due neonati e lesioni irreversibili ad un altro bambino, dichiarato invalido al 100 per cento. L’indagine dei finanzieri,  che è una costola di un’altra inchiesta ha, inoltre, accertato che molte partorienti hanno subito a loro volta traumi gravissimi e in certi casi anche aborti non «consenzienti».

Alcuni genitori hanno denunciato i casi di malasanità subiti: in altri casi le coppie sono state convinte dai medici che il danno subito dal nascituro è stato un «imprevisto»  e nulla si è potuto fare. E così gli ignari genitori, ancora oggi, considerano le malformazioni patite dal loro bimbo come un «evento improvviso». In realtà si sarebbe trattato, da come emerge dall’inchiesta, di errori dei medici che quindi dovranno difendersi dalle accuse di falso ideologico e materiale, soppressione, distruzione e occultamento di atti veri e interruzione della gravidanza senza consenso della donna.