CanoneRaiIl Consiglio di Stato dice no al Canone Rai in bolletta. Il tribunale amministrativo, che per legge deve dare un parere sul decreto del Ministero dello Sviluppo Economico, esprime diverse riserve. Ma due in particolare sono critiche: in primo luogo manca una “definizione di apparecchio televisivo”; in secondo luogo non si precisa che il canone si versa una volta sola, anche in presenza di più televisori in casa, né se sia da pagari in presenza di smartphone o tablet in grado di intercettare il segnale tv. Una bocciatura che cade a metà aprile, a pochi mesi dalla prima bolletta elettrica che conterrà l’imposta, prevista a luglio.
E’ dunque indispensabile, per i massimi magistrati amministrativi, chiarire che la famiglia deve versare l’imposta un’unica volta, e soltanto se possiede un tv che riceve i programmi in modo diretto “oppure attraverso il decoder”. In questo modo, il decreto chiarirà una volta e per sempre che non si deve pagare niente quando si hanno uno “smartphone o un tablet” che pure riescono oggi a intercettare il segnale televisivo.
Il Consiglio di Stato osserva anche che la riscossione del nuovo canone pone un problema di privacy, vista l’elevata mole di dati che si scambieranno gli “enti coinvolti (Anagrafe tributaria, Autorità per l’energia elettrica, Acquirente unico, Ministero dell’interno, Comuni e società private)”. Eppure il decreto ministeriale non prevede alcuna “disposizione regolamentare” che assicuri il rispetto delle normativa sulla riservatezza.
Sempre il Consiglio di Stato stigmatizza la scarsa chiarezza del decreto ministeriale che pure tratta una materia molto sentita dagli italiani. Oscuro, ad esempio, è il passaggio che definisce le categorie di utenti tenute al pagamento dell’imposta per Viale Mazzini. E poi c’è il capitolo della dichiarazione che bisogna inviare all’Agenzia delle Entrate per attestare di non avere il televisore. Gli adempimenti in capo a chi non deve versare la gabella tv sono tali da imporre allo Stato una campagna d’informazione capillare, che il decreto però si guarda bene dal chiedere.
Infine il Consiglio di Stato punta l’indice sul fatto che il ministero dell’Economia non ha dato un formale via libera (attraverso il meccanismo del “concerto”) al decreto scritto dal ministero dello Sviluppo Economico. Il ministero dell’Economia si è limitato ad una presa d’atto dell’esistenza di questo parereo. In assenza del “concerto”, però, si rischia di inficiare la “correttezza formale” dell’iter amministrativo.