TalebaniDopo 15 anni dall’attacco occidentale e dall’operzione Usa Enduring freedom i talebani sono più forti che mai e minacciano di ritornare al potere nel Paese.
E proprio con l’arrivo della primavera sono pronti a lanciare un’offensiva in grande stile.
L’intenzione, scrivono in un comunicato i talebani, è quella di scendere dalle montagne innevate dove si erano rifugiati durante l’inverno e «lanciare degli attacchi di grande forza contro postazioni nemiche in tutto il Paese», utilizzando anche, laddove necessario, «attacchi suicidi» contro «i comandanti nemici». Obiettivo: «Demoralizzare il nemico straniero e fargli abbandonare la nostra Nazione», facendo attenzione – scrivono i talebani – «alla protezione dei civili e delle infrastrutture».
Secondo alcuni analisti oggi sono molto più forti rispetto al 2001 Anche perchè possono contare su qualche decina di migliaia di uomini e sarebbero in una fase di forte asceca politico-militare in un Paese dove i timidi tentativi di formare un governo di unità nazionale, anche con una corrente moderata dei talebani, sono finora andati a vuoto e il processo di pace sembra essere giunto in una fase di stallo, con i soldati delle forze armate afghane sempre più demoralizzati e privi degli armamenti necessari a fronteggiare le tecniche guerrigliere mordi-e-fuggi della resistenza.
Il loro capo, dopo la morte del Mullah Omar deceduto per malattia nel 2013,  è oggi il Mullah Akhtar Mansoor,
Traendo ingenti guadagni dalla coltivazione di oppio e dall’imposizione di tasse nei territori sotto il loro controllo, sono in rado di acquistare armi moderne ed efficienti e di reclutare uomini dal Pakistan. Si tratta di  migliaia di combattenti islamisti uzbeki, ma anche arabi e pachistani, che stanno convergendo sull’Afghanistan.
Radicati in 34 province afgane, grazie anche a poco meno di 10 mila foreign fighters mediorientali e asiatici, punterebbero ora, con l’offensiva di primavera, non già a cacciare i 12500 soldati dell’Alleanza atlantica rimasti nel Paese con ruoli di addestramento, ma a consolidare le loro cittadelle militari, estendendo il controllo – come ha fatto l’Isis in Siria e in Iraq – su aree sempre più vaste dell’Afghanistan