Federica Guidi e Maria Elena Boschi

Federica Guidi e Maria Elena Boschi

L’inchiesta petrolio “svela l’operato di un comitato d’affari per garantire gli interessi di compagnie petrolifere e di società legate a soggetti in rapporti personali con membri dell’esecutivo”. E’ quanto si legge nella mozione di sfiducia al governo del M5s. La situazione soggettiva del premier e degli altri ministri, attaccano i grillini, risulta sempre più “incompatibile con la delicatezza degli incarichi ricoperti”.
Nel mirino dei 5 Stelle, oltre il ministro Boschi e il premier, c’è anche il referendum sulle trivelle. “Considerato, infine che, in perfetta coerenza con l’attività governativa enunciata risulta, inoltre, la palese, oltreché illecita, volontà di sabotare politicamente il referendum abrogativo del 17 aprile 2016, concernente le operazioni di estrazione, produzione e stoccaggio di idrocarburi; visto l’articolo 94 della Costituzione e visto l’articolo 161 del Regolamento del Senato della Repubblica, esprime la propria sfiducia nel confronti del Governo”.
“Non siamo assolutamente con questo governo, vogliamo mandarlo a casa. Abbiamo presentato una mozione di sfiducia e vogliamo che si voti il prima possibile in Senato”, ha ricordato il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio a Viggiano a margine della manifestazione sull’inchiesta sul petrolio in Basilicata. Questo è un governo – ha continuato – sempre pronto a fare leggi per gli amici degli amici e per le lobby. Questo non lo dico io ma lo dicono gli stessi governatori del Pd che evidentemente conoscono bene Matteo Renzi“.
Per le mozioni di sfiducia al governo “a parole i numeri ci sono perché c’è la maggioranza di chi dice di non essere d’accordo con Renzi”. “Quando si tratterà di votare la sfiducia – ha aggiunto Di Maio – non si dovrà scegliere tra Renzi e mandarlo a casa ma tra il mantenere la poltrona e la coerenza e noi in questi anni abbiamo sempre scelto la coerenza”. Secondo Di Maio, “più alta sarà la consapevolezza dei cittadini di quello che sta accadendo e più in Senato sentiranno la pressione dei cittadini”.
Ieri sera i pm di Potenza si sono recati a palazzo Chigi per interrogare come persona informata sui fatti Maria Elena Boschi, Il ministro per i Rapporti col Parlamento ha ribadito la correttezza dei suoi comportamenti in merito alla vicenda dell’emendamento per Tempa Rossa.  In particolare ha spiegato che non ha ricevuto alcuna “pressione, ho presentato quell’emendamento perché si trattava della volontà politica del Governo”.
Il verbale è secretato, ma a quanto si apprende la Boschi ha spiegato che il governo ha voluto ripresentare l’emendamento contestato soltanto perché gli stava a cuore il progetto Tempa Rossa (che prevede l’ampliamento della raffineria Eni di Taranto e delle infrastrutture di trasporto del greggio dall’omonimo pozzo lucano gestito da Total, ndr). La stessa linea – condita da qualche stoccata alla Procura di Potenza – resa pubblica ieri da Matteo Renzi nel corso di una movimentata direzione nazionale Pd. E, cosa importante, riporta Repubblica, la Boschi avrebbe chiarito ai pm di non essere mai stata informata del fatto che il compagno della collega Guidi, l’imprenditore Gianluca Gemelli, avesse interessi collegati al provvedimento. Secondo quanto risulta a Il Fatto Quotidiano, Boschi ha invece ammesso alcuni incontri riservati tra rappresentanti di Total e lo staff del suo ministero. Incontri di “prassi”, ma nessun faccia a faccia con il ministro, ha fatto sapere il suo portavoce. Boschi non ha invece presentato ai pm alcuna memoria scritta, come invece era atteso.