FedericaGuidiDopo un tira e molla durato alcune ore il ministro dello Sviluppo Economico ha gettato la spugna e rassegnato le dimissioni.
“Caro Matteo sono assolutamente certa della mia buona fede e della correttezza del mio operato. Credo tuttavia necessario, per una questione di opportunità politica, rassegnare le mie dimissioni da incarico di ministro. Sono stati due anni di splendido lavoro insieme. Continuerò come cittadina e come imprenditrice a lavorare per il bene del nostro meraviglioso paese”, ha scritto la Guidi in una missiva al premier che l’ha definita “indifendibile”.
Le dimissioni di Guidi sono giunte nella stessa giornata nella quale le inchieste sulla gestione dei rifiuti liquidi prodotti dal C.O.V.A. (Centro Olio Val d`Agri) di Viggiano, in provincia di Potenza, nell’ambito della concessione “Val d`Agri”, hanno portato a cinque arresti ai domiciliari a carico di funzionari e dipendenti dell’Eni, con 37 indagati. Una inchiesta che si compone di due filoni: uno per reati ambientali e il secondo, denominato “Tempa Rossa”, che ha consentito di scoprire un “ben sperimentato e consolidato sistema di malaffare caratterizzato da tutta una serie di reati contro la pubblica amministrazione”, affermano gli inquirenti, nel quale sarebbero emerse alcune intercettazioni che coinvolgono l’imprenditore e compagno del ministro Guidi, Gianluca Gemelli. In una telefonata Federica Guidi rassicurerebbe il compagno, che figura tra gli indagati, sull’approvazione di un emendamento favorevole ai suoi interessi.

Nell’inchiesta sul traffico illecito di rifiuti della Procura di Potenza, che ha portato all’arresto di 5 dipendenti  del centro Eni di Viggiano, dove viene trattato il petrolio estratto in Val d’Agri, risulta indagato l’ingegnere Gianluca Gemelli. Il compagno del ministro Guidi è nel mirino dei pm per traffico di influenze illecite. Dopo un’intercettazione su un emendamento “sospetto”, è scoppiato il caso politico. M5S e Fi chiedono le dimissioni.

L’intercettazione che ha messo in imbarazzo il ministro Guidi risale al 5 novembre del 2014 quando viene bocciato l’emendamento inserito nel decreto Sblocca Italia, per la realizzazione del progetto “Tempa Rossa”. Gemelli chiama la compagna che lo rassicura: “Dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato se è d’accordo anche Mariaele (il ministro Boschi, ndr) quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte, alle quattro di notte”. Come scrive il Corriere della Sera, Gemelli chiede alla Guidi se riguarda quello dei suoi amici della Total: “Quindi anche coso, vabbè i clienti di Broggi”. E lei: “Eh certo, capito? Te l’ho detto per quello”.
Nel capo d’imputazione la Procura afferma che Gemelli “sfruttando la relazione di convivenza con il ministro allo Sviluppo economico indebitamente si faceva promettere e otteneva da Giuseppe Cobianchi, dirigente della Total le qualifiche necessarie per entrare nella bidder list (l’elenco dei fornitori) delle società di ingegneria della multinazionale francese, e partecipare alle gare di progettazione ed esecuzione dei lavori per l’impianto estrattivo di Tempa Rossa”.