giulio regeni3La mamma di Giulio Regeni, Paola, non ha dubbi. Il figlio è stato torturato e poi ucciso in Egitto e con una lucidià carica di dolore ne parla durante la conferenza stampa in Senato organizzata dalla Commissione Diritti umani con la collaborazione di Amnesty International. “Continuo a rinnovare il nostro dolore, un dolore necessario. Non possiamo dire, come ha detto il governo egiziano, che è un caso isolato – spèiegba – Non questo. Giulio, cittadino italiano, è un cittadino del mondo. Quello che è successo a Giulio non è un caso isolato rispetto ad altri egiziani, e non solo. Per questo continuerò a dire per sempreverità per Giulio”.
Paola Regeni parla del viso sfigurato del giovane, del riconoscimento avvenuto “grazie alla punta del naso, l’unica cosa che riconoscevo di lui”: “Io e Claudio lo abbiamo baciato e accarezzato – aggiunge – Non vi dico cosa hanno fatto a quel viso. Ho pensato che tutto il male del mondo si fosse riversato su di lui”.
Nella conferenza stampa organizzata al Senato i genitori del ricercatore chiedono giustizia. “Vorremmo continuare a lottare per portare avanti i valori di Giulio, i suoi ideali” dice il padre, Claudio Regeni.
E il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione per i diritti umani, sottolinea che “nel comunicato del ministero dell’interno egiziano si dà una versione grottesca, quella che i cinque uomini uccisi che sarebbero stati i responsabili della morte di Giulio Regeni, tutti inesorabilmente morti e quindi incapaci di proferire una sola parola, amavano talvolta vestirsi da poliziotti”. L’ipotesi dell’attribuzione della morte di Giulio Regeni a “colpevoli qualsiasi”, era stata purtroppo prevista il 16 marzo scorso dai genitori, aggiunge Manconi. Per questo secondo il senatore, “il richiamo, ma non il ritiro, dell’ambasciatore italiano in Egitto, andrebbe valutato”.
L’avvocato della famiglia Regeni poi spiega che “Il 5 aprile arriveranno dall’Egitto investigatori di polizia, non aspettiamo ci consegnino il colpevole, non ci aspettiamo l’ultima parola. Per questo chiediamo che l’attenzione rimanga altissima: ci serve che la mobilitazione che chiede verità non si fermi perchè domani potrebbero presentarci altre piste”.