terrorismo«Terrorismo, anche a Roma la minaccia è incombente». Non si nasconde dietro giri di parole il prefetto Franco Gabrielli arrivano alla vigilia di un evento che stasera porterà migliaia di persone nella zona del Colosseo con la Via Crucis celebrata da Papa Francesco
Spiega il prefetto: «Quando parlo di minaccia terroristica incombente mi riferisco alla situazione in cui ci troviamo al pari delle altri nazioni europee, non c’è alcun riferimento all’imminenza di attentati, della quale non ci sono segnali, rispetto alle notizie di cui siamo in possesso. Dopo gli attentati di Bruxelles i timori di essere dentro una minaccia sono reali, segnali specifici non ce ne sono ma anche noi siamo un obiettivo di questo terrorismo islamista».
Anche Roma (e l’Italia) è dunque nel mirino dei Jihadisti, anche se al momento non ci sono segnali evidenti di imminenti attacchi. ma è chiaro che cellule estremiste potrebbero colpire in ogni momento.
Dai giorni successivi all’attacco di Parigi del novembre scorso, a Roma la presenza di forze dell’ordine e militari è visibile. Gabrielli preferisce non sbilanciarsi sui numeri: «Non è realistico mettere un poliziotto o un carabiniere in ogni angolo di strada e per certi aspetti non è neanche funzionale a garantire la sicurezza. Questo tipo di terrorismo lo si combatte con la prevenzione perché quando i terroristi scendono in campo possiamo soltanto limitare i danni. La presenza delle forze dell’ordine e il controllo sul territorio sono importanti però sono una condizione necessaria ma non sufficiente»,
Sul rapporto con la comunità islamica, presente in alcuni quartieri della Capitale, il prefetto invita alla prudenza, ma chiede anche ai musulmani che vivono a Roma di essere chiari e coraggiosi nella condanna al terrorismo: «La comunità islamica, con la quale abbiamo continui rapporti, è doppiamente vittima di questo terrorismo islamista, perché anche i musulmani possono essere colpiti e perché in qualche modo, senza fare tanti giri di parole, il legame con la religione esiste. Chi professa una religione non deve avere niente a che fare con il terrorismo, non è il tempo di dire “né con lo Stato né con i terroristi”, è invece il momento di compiere scelte chiare nell’interesse dell’umanità, perché non si possono fare distinguo di fronte a questa barbarie».