isis_italiaL’Isis ha addestrato e inviato in Europa centinaia di combattenti per attacchi nel Continente. Si tratta di cellule interconnesse come quelle di Parigi e Bruxelles con l’ordine di scegliere i luoghi, i tempi e i metodi di attacco. Lo apprende l’Associated Press da fonti delle sicurezza europee ed irachene. E – rivela sempre l’Ap – sarebbero sparsi tra Germania, Gran Bretagna, Italia, Danimarca e Svezia gli elementi della cellula dell’Isis che ha “compiuto gli attacchi di Parigi”, che fa parte dell’esercito di 400 jihadisti che lo Stato islamico ha inviato in Europa per compiere attacchi.
Gli Stati Uniti invitano l’Europa ad accelerare gli sforzi contro l’Isis: “l’Europa deve accelerare, come hanno fatto gli Usa, i suoi sforzi contro l’Isis e unirsi agli Stati Uniti in questa battaglia”, ha detto il capo del Pentagono Ash Carter alla Cnn.
Stati Uniti che hanno lanciato anche un alert sui viaggi nel Vecchio Continente.
Per prevenire attentati anche in Italia sono state elevate le msire di sicurezza. Massima attenzione ai luoghi affollati, 600-800 militari in più a vigilanza degli obiettivi sensibili nelle città, revisione di tutti i piani d’intervento, compresi quelli d’evacuazione in caso d’attacco o di minaccia reale. Il Viminale cerca di blindare le difese poiché il rischio per l’Italia “è significativo”, dicono 007 e antiterrorismo, e i terroristi puntano a realizzare attacchi “eclatanti”.
Che non vi siano “progettualità in atto”, infatti, non significa che non siano presenti nel nostro Paese soggetti che potrebbero passare all’azione. Secondo l’intelligence italiane non vi sarebbero cellule attive nel nostro Paese, ma l’allarme che arriva dai servizi segreti iracheni è di altro tenore: alcuni elementi della cellula che “ha compiuto gli attacchi di Parigi” sarebbero sparsi in una mezza dozzina di Paesi europei, tra i quali l’Italia.
E un esame sullo stato di sicurezza in Italia è stato fatto  al Copasir dal direttore dell’Aisi, Arturo Esposito. Secondo il servizio, ha riferito al termine il presidente del Copasir Giacomo Stucchi, il rischio per l’Italia è dunque “significativo”, ma non c’è “alcun riscontro su cellule terroristiche nel nostro Paese, anche se ciò non vuol dire che non si possano strutturare o che non ci sia la progettualità di costituirle”. Inoltre, ha aggiun
to, “non c’è alcun segnale che ci porti a dire che c’è un passaggio dalla possibilità alla probabilità che qualcosa accada in Italia”. Stando ai dati forniti dall’Aisi, non sono cambiati i numeri dei foreign fighters ‘italiani’, sempre a quota 93 e sempre monitorati. C’è poi grande attenzione da parte degli 007 al web, per due motivi: innanzitutto sono tante le minacce all’Italia e al Vaticano, simbolo dei ‘crociati’, che circolano in rete e sul ‘deep web’, pur se non circostanziate; inoltre si riscontra una forte propaganda jihadista, specie da parte dell’Is, che fa presa su tanti giovani che possono radicalizzarsi e passare all’azione, spinti dalla voglia di emulare atti come quelli di Parigi e Bruxelles.
Per cercare di ridurre quanto possibile i rischi il Viminale ha disposto una stretta su carceri e periferie e un più capillare controllo del territorio. Proprio per questo si sta lavorando ad un aumento del contingente di militari già presenti nelle città nell’ambito della missione ‘Strade Sicure’: l’obiettivo è quello di aggiungere ai 6.300 già sulle strade altri 700-800 soldati. Di questi, 200 dovrebbero essere destinati a Roma, dove sono già presenti 2.200 militari, altri 500-600 nelle altre città in modo da liberare le forze di polizia per il controllo del territorio.