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Ma che fa la cosiddetta sinistra del PD? Resta o va via? Rimane a combattere la battaglia interna al renzismo o se ne va a fondare un nuovo partito di sinistra?
Di scissione tutti parlano per il monante malconetnto verso Renzi e quanti con lui dominano nel partito. Quelli che Massimo D’Alema ha appena definito “un gruppo dirigente arrogante e autoreferenziale” E se di arroganza parla lui che se ne intende…
Ma dice di più l’ex “leder Massimo”.
“Sta crescendo un enorme malessere alla sinistra del Pd che si traduce in astensionismo, disaffezione, nuove liste, nuovi gruppi”. E ancora: “Molti elettori ci stanno abbandonando. Compresi quelli che ci avevano votato alle Europee, nella speranza che Renzi avrebbe rinnovato la vecchia politica”.
Per D’Alema il Pd sta lasciando la strada tracciata dall’Ulivo, tagliando “una parte fondamentale delle radici” del partito. E accusa: “Loro non vogliono tenere insieme il centrosinistra. Vogliono sbarazzarsene. Mi fanno ridere quelli che lanciano l’allarme sul partito della Nazione; il partito della Nazione è già fatto, è già accaduto”.
E allora che fare? Restare o andarsene? D’Alema non lo dice chiaramente. Ma la sensazione è che ci si stia preparando al grande passo. Inevitabile, del resto, date le circostanze.
Il PD, spiega ancora D’Alema  “è finito in mano a un gruppo di persone arroganti e autoreferenziali. Dei fondatori non sanno che farsene. Ai capi del Pd non è passato per l’anticamera del cervello di consultarci una volta, in un momento così difficile. Io cosa dovrei fare? Cospargermi il capo di cenere e presentarmi al Nazareno in ginocchio a chiedere udienza a Guerini?”
Un gruppo di pertsone delle quali rpevede la sconfitta alle urne. Perchè “secondo me, una volta lacerato il centrosinistra, non viene il partito della Nazione; viene il populista Grillo. O viene la destra. Perché il ceto politico berlusconiano che oggi si riunisce attorno a Renzi non gli porterà i voti di Berlusconi”.